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giovedì 16 febbraio 2012
Attacco a Gaza-Una testimonianza dalla Palestina
Forse non tutti lo sanno ma a Gaza gli attacchi da parte dello Stato d'Israele proseguono....rimando tutti a questo Link per farvi un'idea...ricevo e diffondo perché é questo lo scopo di un blog...comunicare l'informazione che spesso i giornali dimenticano o preferiscono omettere.......http://ilblogdioliva.blogspot.com/2012/02/attacco-sud-est-di-gaza-city-11022012.html
domenica 22 gennaio 2012
SULLA TORRE DEL BINARIO 21 - Dossier
A Milano, il 17 di gennaio, l'inverno gelido tipico di questo mese sembra essersi risvegliato tutto ad un tratto, dopo mesi di letargo. Nella mattina infatti, qualcosa di molto simile a del nevischio ha cominciato a scendere dal cielo e l'aria è diventata così ghiacciata da mozzarti il respiro.
Mi trovo nei pressi della stazione centrale di Milano dove tra breve incontrerò il presidio che da oltre 40 giorni, instancabilmente, sostiene i tre lavoratori licenziati Carmine, Oliviero e Beppe che nella notte tra l'8 e il 9 di dicembre hanno deciso di arrampicarsi sull'altana del binario 21. Si perché i licenziamenti del personale ferroviario avvenuti dopo i tagli d'accetta sui Wagon lits da parte di Trenitalia sono stati in tutta Italia 800 ma solo in Lombardia, la regione teatro di questa disperata protesta, sono stati 152. La scure, oltre che ad abbattersi sui lavoratori e sui viaggiatori, è calata metaforicamente sull'Italia intera, "dividendo in due " il nord dal sud.
Infatti, se prima per andare, per esempio, da Milano a Lecce bastava prendere solo il treno notte - già di per sé nemmeno così a buon mercato in quanto si parla comunque dell’ordine di un centinaio di euro - ora sarà necessario, per poterlo prendere, fare scalo a Bologna solo con il Freccia Rossa, non certo noto per i suoi prezzi proprio “popolari” e accessibili a tutte le tasche ….
I treni quindi salgono a quota due e insieme ai treni salgono notevolmente anche i prezzi, visto che l’incremento a persona sarà di circa 60€ in più, dunque, oltre che di un danno per i lavoratori licenziati, si tratta anche di una notevole perdita economica per tutte quelle famiglie che solevano servirsi dei treni notte per raggiungere l’altro capo dell’Italia, spesso per ricongiungersi con i propri cari.
Il portavoce dei lavoratori coinvolti nella protesta – il sig. Gregorio- mi ragguaglia sul fatto che prima che l’agitazione esplodesse, i lavoratori licenziati non prendevano lo stipendio da 8 mesi: o meglio arrivavano sì le buste paga con l’importo, ma dei soldi sui conti correnti nemmeno l’ombra.
Le figure coinvolte nel “massacro” sono varie e vanno dagli approntatori (personale impiegato a rimettere a posto la vettura letto) ai manutentori, elettricisti e meccanici, tutti assunti tramite tre ditte appaltatrici di Trenitalia, le quali, dopo i mesi di “magra” sugli stipendi hanno veduto bene di licenziare in tronco i dipendenti, i quali, lo dobbiamo ricordare, non hanno nemmeno avuto diritto alla cassa integrazione.
Dal canto suo Trenitalia ha offerto su un piatto d’argento la crisi aziendale, non mettendoci neanche un secondo a decidere di attuare dei tagli sulle corse, ben consapevole che così facendo avrebbe soppresso in toto i Wagon lits in partenza da Milano Torino e Venezia. Ma d'altronde, di che stupirsi? E’ già da tempo che Trenitalia continua a penalizzare qualsiasi trasporto su rotaia che non faccia parte dell’Alta Velocità alzando prezzi, tagliando corse e sopprimendo treni. Lo fa tutti i giorni con i treni dei pendolari, c’era d’aspettarsi che a breve avrebbe allargato lo sterminio anche ad altre tipologie di treno come è già stato fatto con i treni regionali, i quali ormai si riducono a pochissimi “rari esemplari” al giorno.
L’OPINIONE PUBBLICA
Per fortuna, prosegue il sig. Gregorio, l’impatto della protesta sull’opinione pubblica è stato positivo. La popolazione milanese in particolare ha manifestato grande solidarietà e supporto ai lavoratori sulla torre e a quelli del presidio permanente che è accampato lì sotto dal fatidico 9 dicembre. Non sono mancate infatti talune piacevoli sorprese: dall’imprenditore varesotto che ha fatto una donazione di 5000 euro al comitato di lotta, al ristorante che si è offerto di consegnare ogni giorno pasti caldi ai lavoratori, fino alla visita, a Capodanno, di uno dei tre del trio comico Aldo Giovanni e Giacomo.
Anche il panorama associazionistico e sindacale non è stato da meno: da Gino Strada di Emergency – i cui medici si occupano tuttora di offrire le cure basilari ai uomini-, a Don Mazzi, al Comitato Vittime di Viareggio, fino a Susanna Camusso della CGil.
Dal versante politico invece, anche a detta dei presidianti, pochi gli esponenti che si sono recati di persona per dare appoggio ai lavoratori. Infatti, a parte il sindaco di Milano Pisapia che si è recato sul luogo il 4 gennaio, solo Paolo Ferrero (Federazione della sinistra). Sorpresa un po’ meno apprezzata è stata invece quella della visita dell’On. Scilipoti, il quale, pare si sia recato sul posto già munito di fotografo personale soltanto allo scopo di farsi immortalare in una posa quasi “artistica” nell’atto di mescolare ,in un pentolone sui fornelli della cucina improvvisata dell'accampamento, il pasto caldo destinato ai presidianti.
| La cucina "improvvisata" ma perfettamente funzionale dell'accampamento |
LA TESTIMONANZA
Giovanna, moglie di uno dei tre lavoratori sulla torre Carmine Rotatore
« All’inizio pensavo che la cosa si sarebbe risolta subito invece…eccoci qui…»
Comincia così il racconto di Giovanna, moglie di Carmine e madre di tre figli di 15, 10 e 19 anni « Che mio marito era tra i tre uomini saliti sulla torre il 9 dicembre l’ho saputo dal tg3 o meglio mi hanno chiamato per dirmi che al Tg parlavano di Carmine….»
Infatti è proprio così che Giovanna ha saputo di suo marito; pensava che si trovasse a Roma per una manifestazione e mai si sarebbe aspettata invece di saperlo sulla torre del binario 21. Carmine è uno dei 152 licenziati in Lombardia dopo i tagli dei Vagon Lits , era il suo venticinquesimo anno di servizio e ricopriva la posizione di operatore specializzato di bordo.
Giovanna, dopo il primo comprensibile sbigottimento davanti alla notizia sulla decisione del marito, è convinta almeno quanto lui che la sua lotta e soprattutto la “modalità” di essa sia giusta e da appoggiare in pieno fino alla fine, sforzandosi, per quanto possibile per una moglie e madre di tre figli di non cedere allo sconforto. Già perché sapere del proprio marito lassù, a 15 metri d’altezza, senza acqua corrente né luce elettrica e soprattutto al gelo di questo inverno “rinato”, non si può certo dire essere cosa semplice da accettare, soprattutto quando in ballo ci sono anche dei figli. Infatti, conferma Giovanna, una delle cose più difficili è stato ed è tuttora gestire la situazione con i ragazzi. Se da un lato la più grande - di 19 anni - ha mostrato immediatamente comprensione nell’atto disperato ma quanto mai forte e risoluto del padre, appoggiandolo senza esitazioni, il problema maggiore è stato e rimane con gli altri due più piccoli.
« Quello di 15 è incavolatissimo con il padre!».
Giovanna non lavora, infatti la loro è una delle tante famiglie monoreddito che fanno i salti mortali per arrivare a fine mese. Il marito, dopo tre anni di precariato, era stato finalmente assunto dalla ditta e amava il suo lavoro. Veniva tutti i giorni da Piacenza apposta per lavorare a Milano perché la famiglia abita nel piacentino. Giovanna mi dice che non gli venivano rimborsati nemmeno i biglietti del treno da Piacenza a Milano perché, non essendo alle dirette dipendenze di Trenitalia, la sua posizione non prevedeva alcun rimborso spese.
Nonostante tutte le difficoltà del caso, Carmine tuttavia sembrava aver trovato in quel lavoro la sua dimensione. Poi, di colpo, la crisi degli stipendi, il licenziamento e infine la drammatica scelta di salire sulla torre. Giovanna m’informa che le condizione di salute di suo marito e degli altri due sono per il momento buone ma che, con questo freddo, basta così poco per prendersi qualche malanno che c’è poco da stare tranquilli. « Hanno maglie termiche e coperte ma devono cambiarsi spessissimo perché tutte le mattine si alzano, a causa della forte umidità, completamente bagnati».
Dunque Giovanna dormirà notti più tranquille solo quando il marito scenderà da lì, pur essendo consapevole che non appena questo avverrà, in concomitanza, i tre uomini saranno molto probabilmente presi in consegna dalla Polfer. «Almeno forse così starà al caldo…» dice con un’ironia un po’ amara Giovanna, ma poi torna immediatamente alla positività e fiducia che finora ho visto trapelare dai suoi occhi e dalle sue parole augurandosi che quando scenderanno da lì lo faranno sì ma con una concreta soluzione. Al momento purtroppo, continua, l’unica proposta, tra l’altro regionale e non nazionale, è stata un’autentica farsa. Ai lavoratori licenziati della Lombardia hanno proposto un ricollocamento presso una ditta che, allo stato attuale, ha essa per prima la metà dei dipendenti in cassa integrazione e l’altra metà con un contratto che scade proprio nel 2012 (…)
Per quanto riguarda le reazioni del mondo politico sull’accaduto, la prima è stata quella dell’Amministrazione di Milano congiuntamente a quella di Torino, tramite una lettera esplicativa della preoccupazione dei due Comuni riguardo alla cancellazione di un servizio tanto importante. Successivamente, l’11 gennaio, ci è stata un’interrogazione bipartisan da parte dei deputati pugliesi tra cui Massimo D’Alema, Raffaele Fitto, Rocco Buttiglione nell’ambito del decreto “Salva Italia” proprio sull’incoerenza di Trenitalia con i presupposti di coesione e unità nazionale espressi dal decreto. A seguire un appello degli Enti locali al Ministro Passera per il mantenimento, almeno parziale, di alcuni dei collegamenti dei Wagon lits, firmato in prima linea dal Sindaco Pisapia, Piero Fassino, Nichi Vendola, Raffaele Lombardo e altri esponenti.
Ad oggi una soluzione sembra ancora lontana ma i tre uomini continuano instancabili la loro resistenza sulla torre e così i presidi che giornalmente li sostengono “dal basso”….
LE FOTO DEL PRESIDIO PERMANENTE SOTTO LA TORRE
Ad oggi una soluzione sembra ancora lontana ma i tre uomini continuano instancabili la loro resistenza sulla torre e così i presidi che giornalmente li sostengono “dal basso”….
LE FOTO DEL PRESIDIO PERMANENTE SOTTO LA TORRE
domenica 28 agosto 2011
VITTORIO ARRIGONI: la verità galleggia ancora in acque torbide
Posto qui un articolo molto interessante uscito il 15 Luglio sul Manifesto e riportato dal sito della Nena (NEAR EAST NEWS AGENCY -Agenzia Stampa Vicino Oriente)..purtroppo ciò che emerge non è per nulla rassicurante....
G.B
Il governo di Hamas non mantiene la promessa fatta a giugno e si rifiuta di consegnare alla famiglia dell'attivista italiano ucciso tre mesi fa a Gaza il fascicolo con il risultato delle indagini
MICHELE GIORGIO
Roma, 15 luglio 2011, Nena News – Niente da fare, siamo fermi allo stesso punto. Il governo di Hamas non ha mantenuto la promessa fatta a giugno alla famiglia di Vittorio Arrigoni di consegnare il fascicolo con i risultati delle indagini svolte in questi mesi. L’inchiesta condotta dalla Procura militare di Hamas sul sequestro e l’assassinio dell’attivista e giornalista italiano – compiuti da un (presunto) gruppo salafita esattamente tre mesi fa a Gaza – si è chiusa nella seconda metà di giugno, come le autorità avevano annunciato il mese scorso e riportato dal manifesto. Il file è stato consegnato ai giudici militari che lo stanno esaminando e si preparano a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per due palestinesi (al momento in carcere) coinvolti nell’omicidio (altri due sono rimasti uccisi in un conflitto a fuoco con reparti scelti di Hamas poco dopo l’assassinio di Vik, un quinto indagato è in libertà vigilata). Tuttavia l’assicurazione data da più parti all’avvocato italiano Davide Tundo, che per mesi è stato consulente a Gaza city del “Centro per i Diritti Umani” e costante punto di riferimento della famiglia Arrigoni, che il fascicolo sarebbe stato messo a sua disposizione in modo da essere portato in Italia e tradotto, non è stata sino ad oggi realizzata. E’ chiaro da tempo che solo la diffusione dei verbali degli interrogatori degli imputati potranno chiarire i motivi che hanno spinto i rapitori a prendere in ostaggio Vittorio, il perché del suo assassinio e se è esistita una regia esterna.
La speranza si è trasformata nell’ennesima delusione. A riferire al manifesto questo passaggio dall’entusiamo allo scoraggiamento è lo stesso Tundo, rientrato da qualche giorno in Italia. «Il fascicolo relativo alle indagini è stato depositato il 23 giugno – racconta l’avvocato -, quel giorno con un collega del Centro per i Diritti Umani ci siamo recati in Procura (a Gaza city, ndr). Era l’occasione che aspettavamo da tempo: io ero in partenza pochi giorni dopo e avevamo insistito con le autorità locali affinché il deposito del fascicolo avvenisse in tempo utile da permettermi di ottenere tutte le copie necessarie da consegnare alla famiglia Arrigoni». Sembrava fatta, e invece. «Seduto e trepidante in Procura – prosegue Tundo – osservavo l’impiegato fare copia del fascicolo, nonostante le bizze della fotocopiatrice. Ma all’improvviso è arrivato il colpo di scena. Ci viene detto che la procura che avevamo ottenuto (dalla famiglia Arrigoni) di seguire le indagini e portare in Italia quel prezioso file non andava più bene». «Si trattava solo di apporre i timbri di “conformità” e pagare il dovuto – aggiunge il legale – ma il procuratore capo ha bloccato tutto. A suo dire la traduzione in arabo della procura doveva avvenire da parte della Delegazione Palestinese in Italia, con apposizione del relativo timbro, più un altro timbro non meglio specificato del Ministero degli Esteri italiano». Una carenza legale mai rilevata prima. «Da quel giorno – conclude l’avvocato italiano – è iniziato un tira e molla che non ha portato risultati: le copie sono rimaste lì (a Gaza) e con esse la verità nella vicenda di Vittorio, secondo gli inquirenti di Hamas».
Questo atteggiamento ostruzionistico delle autorità di Hamas non nasce dall’irrazionalità, ma punta evidentemente ad obiettivi molto concreti. E non si tratta in ogni caso di paura della verità. Chi scrive, alla luce degli elementi a sua disposizione, esclude che Hamas, come organizzazione politica e militare, sia coinvolta nella pianificazione ed esecuzione del sequestro di Vittorio (così come tende ad escludere la «regia esterna»). E’ possibile invece che il governo di Hamas voglia usare la tragica vicenda di Vittorio Arrigoni per conquistare riconoscimenti politici. Ma se quello della Delegazione Palestinese in Italia (quindi dell’Anp di Abu Mazen) è relativamente facile da ottenere, quello del Ministero degli esteri italiano potrebbe rivelarsi un ostacolo insuperabile. L’Italia di Silvio Berlusconi rifiuta qualsiasi rapporto con Hamas e alla luce dei suoi stretti rapporti di amicizia e di alleanza con Israele, è assai improbabile che accetti di ufficializzare, con un timbro del ministero degli esteri, un documento destinato al movimento islamico. Non vorremmo perciò che i desideri nascosti di Hamas e l’intransigenza del governo di Roma neghino la possibilità di poter apprendere informazioni decisive ai famigliari di Vittorio su quanto è accaduto tra il 14 e il 15 aprile scorsi. I genitori, Egidia Beretta ed Ettore Arrigoni, la sorella Alessandra, la compagna di Vik, hanno il diritto di sapere e con essi tutti coloro che in Italia e in vari paesi amavano e stimavano Vittorio e il suo lavoro a sostegno dei diritti dei palestinesi di Gaza. Nena News
G.B
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lunedì 23 maggio 2011
FALSI PUNK ABBESTIA E ROM PER SPAVENTARE GLI ELETTORI DI PISAPIA
purtroppo non ho tempo di scrivere un articolo personale perché è un periodo molto intenso, ma credo che valga la pena riflettere su quanto espresso dal Fatto Quotidiano due giorni fa e riportato su diversi giornali on line.....Invito tutti a leggere queste righe tratte dal giornale online Dire Donna e da tantissimi altre testate online....
Falsi rom e drogati pro Giuliano Pisapia: è scandalo a Milano
Un vero e proprio scandalo sta inondando la Milano dei ballottaggi: a quanto pare, dei figuranti sarebbero stati assoldati per spacciarsi come sostenitori di Giuliano Pisapia, affinché spaventino la popolazione e la indirizzino verso la concorrente Letizia Moratti. Un chiaro esempio di come la campagna elettorale abbia assunto toni decisamente anomali, ben lontani dai canoni dell’ammissibilità politica nonché della correttezza verso gli elettori.
A riportarlo è “Il Fatto Quotidiano” con una news rimbalzata poi velocemente in rete, in cui vengono descritti dei casi di evidente, e scioccante, manipolazione politica. Secondo lo staff dei sostenitori di Pisapia, negli ultimi giorni a Milano si sarebbero verificati alcuni eventi anomali, come la copertura di tutti i manifesti elettorali e la presenza di personaggi sospetti assoldati nel ruolo di falsi divulgatori politici.
Vi sarebbero, infatti, finti tossicodipendenti e rumorosi “punkabbestia” che si aggirerebbero nei vagoni della metro disturbando i presenti, i quali rimarcherebbero di essere la gioventù di Pisapia. Accanto a questi, si sarebbero materializzati gruppetti di rom nei vari mercati rionali della città, intenti a distribuire volantini a favore del candidato del PD accompagnati da slogan, ovviamente, correlati al problema dei campi nomadi nel capoluogo lombardo.
Ma non è tutto: sarebbero stati addirittura identificati dei geometri fittizi, con tanto di operai al seguito, impegnati in falsi sopralluoghi in alcune zone nevralgiche della città, i quali avrebbero dichiarato ai passanti di essere impegnati nella costruzione della “moschea di Pisapia“.
“Sembra che ci siano ragazzi trasandati che passano la giornata in metro ascoltando musica a tutto volume; alle proteste dei passeggeri risponderebbero malamente con frasi tipo “noi siamo per Pisapia”. Altri cittadini ci segnalano in alcuni mercati rionali la presenza di giovani rom che distribuiscono volantini per Pisapia. Infine, ci è stata addirittura denunciata la comparsa di capannelli di finti operai, con tanto di geometri, intenti a fare sopralluoghi e a prendere le misure per la nuova “moschea di Pisapia”. Roba che neanche Amici Miei”.La notizia, ripresa online da Giornalettismo, è subito rimbalzata in ogni angolo dei social network, dove in molti pare abbiano confermato le dichiarazioni dell’entourage di Pisapia. Al momento, è però prematuro accusare l’organizzazione della concorrente Letizia Moratti di essere il mandante di questa messinscena, perché potrebbe essere anche il risultato dell’azione di un gruppo di sostenitori non direttamente collegati alla candidata, così come di individui appartenenti ad altre compagini politiche. Se ne saprà probabilmente di più nelle prossime ore, in attesa delle dichiarazioni dell’attuale sindaco in merito a questa certamente singolare vicenda.
venerdì 29 aprile 2011
L’ADDIO A VIK: OLTRE AL DANNO, LA BEFFA DEI POLITICI
E' il 24 aprile di un pomeriggio quasi estivo per via del caldo intenso e del sole splendente...arriviamo nel luogo dove si svolgeranno i funerali di Vittorio - a Bulciago(LC)- con un discreto anticipo, tanto da riuscire ad incrociare il silenzioso corteo che segue a occhi bassi l'auto dove è deposta la bara, avvolta da una colorata bandiera della pace che contrasta vistosamente con il marrone triste e freddo di quei legni...
la commozione comincia in quel momento e non finirà fino alle 7 di sera, quando ci appresteremo a tornare a casa...
Inizia cosi', l'ingresso delle spoglie di Vik nella "chiesa" improvvisata per l'occasione all'interno di una palestra, con una manciata di petali di rose e viole che piovono sulla bara accompagnate da un applauso poderoso da parte dalle centinaia di persone rimaste fuori dalla palestra perché troppo piccola per ospitare tutti. Dalle cronache sull'evento infatti poi emergerà la presenza di più di 2mila persone.
Riusciamo però ad entrare "a metà", per puro caso e da li a circa 2 ore, si susseguirà un funerale per nulla dissimile da quello del parente o dell'amico che ognuno di noi forse avrà sperimentato almeno una volta nella sua vita.
C'è l'omelia del parroco del paese, ma c'è anche un positivo incontro di religioni perché a quelle parole, si alterna anche la voce di Monsignor Hilarion Capucci, vescovo di Gerusalemme ed espresso sostenitore della causa palestinese. Da quell'uomo, quasi 90 anni e reduce da un lunghissimo viaggio dalla Palestina per arrivare in Italia a celebrare la veglia funebre di Vittorio, escono parole cosi' forti da far venire i brividi.."Vittorio, santo e Martire"nonché "Pastore del suo gregge"...Parole che fanno immediatamente capire quanto la morte di Vittorio abbia lasciato un segno indelebile nella striscia di Gaza, quasi ancor più che in Italia.
Certo, parlare di una persona che è stata ASSASSINATA come di un martire fa specie, non a caso la madre di Vittorio, nonché sindaco del paese di Bulciago, ribadirà poi nel suo intervento che Vittorio non era un martire ma un ragazzo comune, che pero' aveva scelto di dedicare la sua vita ad una causa tanto importante quanto quella palestinese.
Dunque il funerale prosegue secondo il rito cattolico ma al termine di esso, succede qualcosa di ancora più sorprendente, del tutto spontaneamente, le centinaia di persone che sono riuscite ad entrare nella palestra iniziano a cantare le strofe di Bella Ciao e iniziano a sventolare le tante bandiere della Pace e della Palestina portate da gran parte dei partecipanti. Incredibile, il funerale si trasforma all’improvviso in una colorata manifestazione con tanto di slogan “PALESTINA LIBERA” e urla “VITTORIO, VITTORIO”. Da quel momento in avanti, dopo la proiezione del video testamento di Vik (che a quanto pare, forse si sentiva già minacciato da un pezzo, vista la necessità di dire come avrebbe voluto essere sepolto) e l’apertura della seconda parte “laica” del funerale da parte della Banda degli Ottoni con le strofe di Bella Ciao e di altri canti partigiani-preludio ad un 25 aprile imminente-si sono susseguiti tantissimi interventi…tutti toccanti e profondi, dagli amici più stretti, alle associazioni, al gruppo attivista a cui apparteneva Vittorio –ISM- .
Ma in tutto questo c’era una fortissima nota stonata: tra gli interventi, NESSUN RAPPRESENTANTE DEL GOVERNO o DELL’OPPOSIZIONE e NESSUN RAPPRESENTANTE ISTITUZIONALE (se non di una o due realtà locali), eppure la cerimonia era aperta a tutti.
Una cosa gravissima, soprattutto visto che si sta parlando di un Italiano morto all’estero, per lo più pacifista e attivista dei diritti umani, il cui omicidio resta avvolto ancora da una coltre di mistero sui veri mandanti di quell’assassinio così scellerato. Quello che fa specie è che in Italia si assegnano di continuo medaglie al valore ai soldati morti in guerra o nei luoghi di conflitto, elogiandoli per il loro impegno civile e pro patria e non si spende una sola parola per una persona che ha scelto di dedicare gran parte della sua vita, pure senza pretendere un euro, per aiutare i più deboli, mettendo spessissimo a rischio la sua vita, a tal punto da restarne ucciso.
Forse i politici non si espongono perché hanno il timore, ancor di più ora che preme la campagna elettorale, di essere accusati di “antisemitismo” solo perché andrebbero a dare un ultimo saluto ad un ragazzo che ha dato la sua vita per la causa palestinese e che non ha mai nascosto le sue forti critiche verso il governo d’Israele?
Molto probabile, ma ciò che traspare è che, almeno da parte del mondo istituzionale, si voglia far cadere questa vicenda, tanto dolorosa e assurda, al più presto nel dimenticatoio…
G.B
sopra, alcune foto scattate durante la cerimonia..
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mercoledì 22 dicembre 2010
Pendolari: Cronaca di una giornata di ordinario disservizio
Sono circa le 21 di un lunedi sera freddo e nebbioso a Milano.
Mi avvio a prendere il treno dell 21.12 diretto a Novara alla stazione del passante ferroviario di Porta Venezia e appena giungo in loco, mi rendo immediatamente conto che qualcosa non va.
Al binario 2, che accoglie un discreto numero di persone dalle facce chiaramente segnate dalla stanchezza e intirizzite dal freddo, noto che tutti i tabelloni sono letteralmente "bloccati" in quanto l'ultimo treno "immortalato"è quello diretto a Varese delle 15.27.
Salgo le scale per vedere se i cartelloni riassuntivi sopra i binari invece sono funzionanti e mi accorgo che anch'essi sono fermi esattamente allo stesso punto: i treni elencati risalgono tutti al primo pomeriggio e del treno imminente per Novara o degli altri treni immediatamente precedenti, nemmeno l'ombra.
A quel punto scendo nuovamente per vedere se la situazione si è sbloccata e noto con una certa sorpresa che in quel momento passano due treni: uno per Saronno e uno per Meda la cui destinazione si scopre solo dal'insegna luminosa presente sugli stessi treni che si puo' notare solo al momento dell'arrivo: nemeno una parola per annunciarli.
La gente ovviamente appare confusa e quando i treni si fermano, alcuni di loro chiedono ai pendolari in procinto di scendere dalle porte, informazioni sul percorso.
L'altoparlante continua a tacere e le facce, già stanche e rassegnate delle persone in attesa, assumono ora degli sguardi interrogativi e alquanto arrabbiati; c'è chi si siede imprecando e chi invece armeggia con il cellulare per comunicare ai propri cari che non sa quando arriverà a casa.
Nel frattempo, sono le 21.30 e del treno per Novara che attendo con ansia perché ho un impegno per le 22 a cui non voglio mancare, non v'è traccia.
A quel punto, nella paura che per qualche ragione il treno sia stato soppresso - cosa molto comune nell'esperienza quotidiana di noi pendolari - mi avvio dai controllori di varco per chiedere spiegazioni e mi sento dire, con una totale tranquillità, che il mio treno è stato soppresso e che è partito qualche minuto fa da stazione Garibaldi facendo quindi soltanto il viaggio di superficie.
Dopo queste parole, esplodo e pretendo di parlare con il capostazione che sta rinchiuso, del tutto indifferente al malcontento delle persone sui binari, nel suo stanzino pieno di computer ad armeggiare con le tastiere. Entro nel gabbiotto e chiedo spiegazioni all'uomo il quale, come era prevedibile, scarica tutta la responsabilità dell'accaduto su qualcun altro. Sostiene che gli annunci non li fa lui ma che provengono dalla stazione di Lambrate e che quindi, non è colpa sua se la soppressione del treno per Novara non è stata annunciata in alcun modo.
Il gioco dello scarica-barile a quanto pare quindi continua ad essere l'hobby preferito dal personale di Ferrovie Dello Stato, e in questi casi, guai ad assumersi le responsabilità dei continui disagi a cui da anni i pendolari sono sottoposti.
Il capostazione poi, come per tranquillizzarmi mi dice " beh ma adesso passa quello delle 21.42 che puo' prendere". Evito di dire ogni parola in più perché, visti i quasi quaranta minuti d'attesa, l'ultima cosa che vorrei è sfociare in una discussione che potrebbe poi portarmi a perdere anche quel treno. L'appuntamento che avevo per le 22 ormai è saltato ma per lo meno vorrei riuscire a tornare a casa.
Tempo quindi di scambiare qualche parola con i ragazzi che controllano ai tornelli - i quali esprimono la solidarietà con noi poveri pendolari e dicono che purtroppo loro non sanno tanto piu' di noi - e corro a prendere il treno.
Il treno arriva addirittura due minuti prima e chiaramente non viene annunciato in alcun modo. Lo riconosco solo perché i vagoni della linea Milano-Novara sono inconfondibili: sporchi, fatiscenti e con due piani. Per fortuna becco un vagone riscaldato - cosa per nulla scontata pur essendo in pieno dicembre.
Il treno parte e l'unica cosa che Ferrovie Dello Stato fa per "scusarsi" del disagio, è far partire una registrazione a ripetizione che c'informa (come se non l'avessimo capito..) che il treno viaggia con 28 minuti di ritardo e che il ritardo è dovuto a lavori sulla linea nella stazione di Rho. A quel punto la rabbia esplode ancora di più..Cosa c'entrano i lavori a Rho se il treno per Novara da Rho non c'è ancora passato perché proviene dalla parte opposta?
Vorrei sfogarmi davvero con qualcuno ma, come spesso accade in questi casi di ordinario disservizio da parte di Trenitalia, i controllori sul treno appaiono letteralmente volattilizzati. Non mancano mai pero' quando, approfittando del fatto che il treno non è in ritardo, possono permettersi di dare tranquillamente le multe.
Nel frattempo do uno sguardo alle stazioni fuori che passano l'una dopo l'altra e noto che anche la stazione di Lancetti ha i tabelloni del tutto bloccati alle 17 e cosi' anche stazione Garibaldi, con la sola differenza che almeno i computer riassuntivi lì funzionano.
Noto poi in Certosa che un altro treno, su un binario parallelo, identico al mio prosegue nella stessa direzione e a quel punto collego: il treno su cui sto viaggiando è quello delle 21.12 che viaggia con mezz'ora di ritardo mentre quello è il treno dopo delle 21.42 che mi aveva detto il capostazione. Ovviamente l'altro treno è vuoto e avanza poco più a rilento del mio. Ho la certezza che è lo stesso perché lo vedo in ogni singola stazione fino poi alla mia. Cosi' ecco il risultato: due treni allo stesso identico orario mentre prima e dopo di essi il nulla: è davvero una presa in giro.
Sono sempre più senza parole...mi chiedo, ma è possibile che nella tanto osannata "Milan le grand Milan", "la grande metropoli del nord Italia", il cuore dell'alta moda e tante altre belle parole del quale le istituzioni lombarde amano riempirsi la bocca, i servizi pubblici siano così disastrosi? Se Milano si ferma per due lavori in corso o quattro gocce d'acqua e i trasporti van del tutto in tilt, come si puo' pensare di ospitare proprio in questa città l'Expo' 2015?
E soprattutto, con quale faccia Ferrovie dello Stato a gennaio oserà aumentare del 20% e più i prezzi dei biglietti? Insomma la rabbia è tanta ma Trenitalia e le stesse amministrazioni continuano ad essere sordi ad ogni critica, protesta o campagna. Forse l'unico modo per farsi sentire è tornare a bloccare i treni?
Termino questa testimonianza lasciando delle foto che ho proprio scattato lunedi a riprova dell'accaduto.
Giulia B.
Per info su "Pendolari e Dintorni" ecco alcuni link interessanti:
http://www.altroconsumo.it/campagna-trasporti/
http://ilpendolare.com/
http://patto.ilpendolare.com/
Mi avvio a prendere il treno dell 21.12 diretto a Novara alla stazione del passante ferroviario di Porta Venezia e appena giungo in loco, mi rendo immediatamente conto che qualcosa non va.
Al binario 2, che accoglie un discreto numero di persone dalle facce chiaramente segnate dalla stanchezza e intirizzite dal freddo, noto che tutti i tabelloni sono letteralmente "bloccati" in quanto l'ultimo treno "immortalato"è quello diretto a Varese delle 15.27.
Salgo le scale per vedere se i cartelloni riassuntivi sopra i binari invece sono funzionanti e mi accorgo che anch'essi sono fermi esattamente allo stesso punto: i treni elencati risalgono tutti al primo pomeriggio e del treno imminente per Novara o degli altri treni immediatamente precedenti, nemmeno l'ombra.
A quel punto scendo nuovamente per vedere se la situazione si è sbloccata e noto con una certa sorpresa che in quel momento passano due treni: uno per Saronno e uno per Meda la cui destinazione si scopre solo dal'insegna luminosa presente sugli stessi treni che si puo' notare solo al momento dell'arrivo: nemeno una parola per annunciarli.
La gente ovviamente appare confusa e quando i treni si fermano, alcuni di loro chiedono ai pendolari in procinto di scendere dalle porte, informazioni sul percorso.
L'altoparlante continua a tacere e le facce, già stanche e rassegnate delle persone in attesa, assumono ora degli sguardi interrogativi e alquanto arrabbiati; c'è chi si siede imprecando e chi invece armeggia con il cellulare per comunicare ai propri cari che non sa quando arriverà a casa.
Nel frattempo, sono le 21.30 e del treno per Novara che attendo con ansia perché ho un impegno per le 22 a cui non voglio mancare, non v'è traccia.
A quel punto, nella paura che per qualche ragione il treno sia stato soppresso - cosa molto comune nell'esperienza quotidiana di noi pendolari - mi avvio dai controllori di varco per chiedere spiegazioni e mi sento dire, con una totale tranquillità, che il mio treno è stato soppresso e che è partito qualche minuto fa da stazione Garibaldi facendo quindi soltanto il viaggio di superficie.
Dopo queste parole, esplodo e pretendo di parlare con il capostazione che sta rinchiuso, del tutto indifferente al malcontento delle persone sui binari, nel suo stanzino pieno di computer ad armeggiare con le tastiere. Entro nel gabbiotto e chiedo spiegazioni all'uomo il quale, come era prevedibile, scarica tutta la responsabilità dell'accaduto su qualcun altro. Sostiene che gli annunci non li fa lui ma che provengono dalla stazione di Lambrate e che quindi, non è colpa sua se la soppressione del treno per Novara non è stata annunciata in alcun modo.
Il gioco dello scarica-barile a quanto pare quindi continua ad essere l'hobby preferito dal personale di Ferrovie Dello Stato, e in questi casi, guai ad assumersi le responsabilità dei continui disagi a cui da anni i pendolari sono sottoposti.
Il capostazione poi, come per tranquillizzarmi mi dice " beh ma adesso passa quello delle 21.42 che puo' prendere". Evito di dire ogni parola in più perché, visti i quasi quaranta minuti d'attesa, l'ultima cosa che vorrei è sfociare in una discussione che potrebbe poi portarmi a perdere anche quel treno. L'appuntamento che avevo per le 22 ormai è saltato ma per lo meno vorrei riuscire a tornare a casa.
Tempo quindi di scambiare qualche parola con i ragazzi che controllano ai tornelli - i quali esprimono la solidarietà con noi poveri pendolari e dicono che purtroppo loro non sanno tanto piu' di noi - e corro a prendere il treno.
Il treno arriva addirittura due minuti prima e chiaramente non viene annunciato in alcun modo. Lo riconosco solo perché i vagoni della linea Milano-Novara sono inconfondibili: sporchi, fatiscenti e con due piani. Per fortuna becco un vagone riscaldato - cosa per nulla scontata pur essendo in pieno dicembre.
Il treno parte e l'unica cosa che Ferrovie Dello Stato fa per "scusarsi" del disagio, è far partire una registrazione a ripetizione che c'informa (come se non l'avessimo capito..) che il treno viaggia con 28 minuti di ritardo e che il ritardo è dovuto a lavori sulla linea nella stazione di Rho. A quel punto la rabbia esplode ancora di più..Cosa c'entrano i lavori a Rho se il treno per Novara da Rho non c'è ancora passato perché proviene dalla parte opposta?
Vorrei sfogarmi davvero con qualcuno ma, come spesso accade in questi casi di ordinario disservizio da parte di Trenitalia, i controllori sul treno appaiono letteralmente volattilizzati. Non mancano mai pero' quando, approfittando del fatto che il treno non è in ritardo, possono permettersi di dare tranquillamente le multe.
Nel frattempo do uno sguardo alle stazioni fuori che passano l'una dopo l'altra e noto che anche la stazione di Lancetti ha i tabelloni del tutto bloccati alle 17 e cosi' anche stazione Garibaldi, con la sola differenza che almeno i computer riassuntivi lì funzionano.
Noto poi in Certosa che un altro treno, su un binario parallelo, identico al mio prosegue nella stessa direzione e a quel punto collego: il treno su cui sto viaggiando è quello delle 21.12 che viaggia con mezz'ora di ritardo mentre quello è il treno dopo delle 21.42 che mi aveva detto il capostazione. Ovviamente l'altro treno è vuoto e avanza poco più a rilento del mio. Ho la certezza che è lo stesso perché lo vedo in ogni singola stazione fino poi alla mia. Cosi' ecco il risultato: due treni allo stesso identico orario mentre prima e dopo di essi il nulla: è davvero una presa in giro.
Sono sempre più senza parole...mi chiedo, ma è possibile che nella tanto osannata "Milan le grand Milan", "la grande metropoli del nord Italia", il cuore dell'alta moda e tante altre belle parole del quale le istituzioni lombarde amano riempirsi la bocca, i servizi pubblici siano così disastrosi? Se Milano si ferma per due lavori in corso o quattro gocce d'acqua e i trasporti van del tutto in tilt, come si puo' pensare di ospitare proprio in questa città l'Expo' 2015?
E soprattutto, con quale faccia Ferrovie dello Stato a gennaio oserà aumentare del 20% e più i prezzi dei biglietti? Insomma la rabbia è tanta ma Trenitalia e le stesse amministrazioni continuano ad essere sordi ad ogni critica, protesta o campagna. Forse l'unico modo per farsi sentire è tornare a bloccare i treni?
Termino questa testimonianza lasciando delle foto che ho proprio scattato lunedi a riprova dell'accaduto.
Giulia B.
Per info su "Pendolari e Dintorni" ecco alcuni link interessanti:
http://www.altroconsumo.it/campagna-trasporti/
http://ilpendolare.com/
http://patto.ilpendolare.com/
martedì 14 dicembre 2010
ULTIME DALLE PIAZZE AL "GIORNO DELLA VERITA'"
Copio e incollo un breve servizio di C6 Milano sulla grande manifestazione di Roma (sia per protestare contro il DDL Gelmini che contro il Governo).
Secondo invece le notizie che provengono da Palazzo, alla vigilia del voto per la fiducia del Governo, i conti diventano sempre più incerti...addirittura si potrebbe prospettare un pareggio. E mentre la possibilità di ottenere la sfiducia alla camera è sempre più lontana a causa di asensioni all'ultimo momento e assenze la fiducia al senato è già passata. Le manifestazioni proseguono in tutta Italia: Bari, Napoli (dove è stata occupata un'università), Palermo dove è stato addirittura bloccato l'Areoporto e il Porto, Milano dove ci sono cortei studenteschi di vario tipo, Siena... Gli aggiornamenti a dopo!
http://www.c6.tv/video/10961-partenza-da-piazzale-aldo-moro-per-protestare-contro-il-governo-berlusconi
AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE DA ROMA (14-12-2010 ORE 12:50)
Parlamento: Passata la fiducia alla camera. 314 contro 311 e 2 astenuti
Cortei: Sono iniziati i primi scontri davanti a Palazzo Grazioli, un gruppo di studenti si e' staccato dal corteo e ha cominciato a lanciare immondizia e petardi che, finendo sul cordone della polizia, ha inevitabilmente provocato delle reazioni molto dure. L'atmosfera è tesa e sono cominciati i primi lanci di lacrimogeni. Disordini anche a pochi passi dal senato. Quando ai ragazzi è arrivata la notizia della fiducia, gli slogan si sono trasormati in urla: "Vergogna, vergogna" e "Tutti a Montecitiorio".
NOTIZIE DEL DOPO MANIFESTAZIONE (15-12-2010 -ORE 17:40)
Scontri: Dopo i primi disguidi svoltesi davanti a Palazzo Grazioli, la Città di Roma si è trasformata letteralmente in uno scenario da guerriglia urbana. Gruppi di persone coperte da passamontagna, caschi e armati di pale, mazze e addirittura manette, si sono staccate dai cortei e hanno cominciato a mettere a ferro e fuoco la città. Il risultato sono state macchine bruciate, vetrine di negozi spaccate, bar presi d'assalto e un bilancio di più di 100 feriti tra poliziotti e dimostranti. Dopo i primi lanci di pietre (alcune prese direttamente dal pavé di piazza Del Popolo) e di oggetti di qualsiasi tipo, sono cominciate le cariche che non hanno, come spesso accade, risparmiato nessuno, coinvolgendo anche ragazzi inermi. Nella confusione generale il corteo, formato da circa 50 mila persone, si è completamente disperso, ponendo cosi' fine al percorso della manifestazione.
E mentre c'è chi parla di una seconda piccola Genova, riportando all'attenzione pubblica lo spauracchio dei black bloc, il PD e il resto dell'opposizione chiedono a Maroni un chiarimento doveroso sui cossiddetti "manifestanti violenti" insinuando una verità certo scomoda ma probabile: all'origine degli scontri più violenti c'erano degli infiltrati.
Foto infatti diffuse dalla maggior parte dei quotidiani (La Repubblica,Il Corriere etc) dimostrano, in più di un caso, che i presunti black bloc familiarizzano con alcuni finanzieri tra una carica e l'altra: una volta sostenendo il finaziere ferito, una volta mostrando manganelli tipici delle forze dell'ordine. Non solo, la foto più eclatante di certo è quella di un ragazzo con in mano un manganello e delle manette (nella foto sotto).
Giulia B.
Immagine tratta dal sito www.gexplorer.net
Secondo invece le notizie che provengono da Palazzo, alla vigilia del voto per la fiducia del Governo, i conti diventano sempre più incerti...addirittura si potrebbe prospettare un pareggio. E mentre la possibilità di ottenere la sfiducia alla camera è sempre più lontana a causa di asensioni all'ultimo momento e assenze la fiducia al senato è già passata. Le manifestazioni proseguono in tutta Italia: Bari, Napoli (dove è stata occupata un'università), Palermo dove è stato addirittura bloccato l'Areoporto e il Porto, Milano dove ci sono cortei studenteschi di vario tipo, Siena... Gli aggiornamenti a dopo!
http://www.c6.tv/video/10961-partenza-da-piazzale-aldo-moro-per-protestare-contro-il-governo-berlusconi
AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE DA ROMA (14-12-2010 ORE 12:50)
Parlamento: Passata la fiducia alla camera. 314 contro 311 e 2 astenuti
Cortei: Sono iniziati i primi scontri davanti a Palazzo Grazioli, un gruppo di studenti si e' staccato dal corteo e ha cominciato a lanciare immondizia e petardi che, finendo sul cordone della polizia, ha inevitabilmente provocato delle reazioni molto dure. L'atmosfera è tesa e sono cominciati i primi lanci di lacrimogeni. Disordini anche a pochi passi dal senato. Quando ai ragazzi è arrivata la notizia della fiducia, gli slogan si sono trasormati in urla: "Vergogna, vergogna" e "Tutti a Montecitiorio".
NOTIZIE DEL DOPO MANIFESTAZIONE (15-12-2010 -ORE 17:40)
Scontri: Dopo i primi disguidi svoltesi davanti a Palazzo Grazioli, la Città di Roma si è trasformata letteralmente in uno scenario da guerriglia urbana. Gruppi di persone coperte da passamontagna, caschi e armati di pale, mazze e addirittura manette, si sono staccate dai cortei e hanno cominciato a mettere a ferro e fuoco la città. Il risultato sono state macchine bruciate, vetrine di negozi spaccate, bar presi d'assalto e un bilancio di più di 100 feriti tra poliziotti e dimostranti. Dopo i primi lanci di pietre (alcune prese direttamente dal pavé di piazza Del Popolo) e di oggetti di qualsiasi tipo, sono cominciate le cariche che non hanno, come spesso accade, risparmiato nessuno, coinvolgendo anche ragazzi inermi. Nella confusione generale il corteo, formato da circa 50 mila persone, si è completamente disperso, ponendo cosi' fine al percorso della manifestazione.
E mentre c'è chi parla di una seconda piccola Genova, riportando all'attenzione pubblica lo spauracchio dei black bloc, il PD e il resto dell'opposizione chiedono a Maroni un chiarimento doveroso sui cossiddetti "manifestanti violenti" insinuando una verità certo scomoda ma probabile: all'origine degli scontri più violenti c'erano degli infiltrati.
Foto infatti diffuse dalla maggior parte dei quotidiani (La Repubblica,Il Corriere etc) dimostrano, in più di un caso, che i presunti black bloc familiarizzano con alcuni finanzieri tra una carica e l'altra: una volta sostenendo il finaziere ferito, una volta mostrando manganelli tipici delle forze dell'ordine. Non solo, la foto più eclatante di certo è quella di un ragazzo con in mano un manganello e delle manette (nella foto sotto).
Giulia B.
Immagine tratta dal sito www.gexplorer.net
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