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venerdì 15 gennaio 2016

La Voce di Pandora non é sparita: Al via la proposta di riforma del lavoro autonomo

La Voce di Pandora non é sparita, si é presa solo una pausa di riflessione

Salve a tutti,
ormai i giorni in cui trovo il tempo per scrivere su questo blog sono sempre meno, complice per fortuna il tanto lavoro e complice un po' un momento particolare, che potremmo chiamare "di riflessione".

 Oggi con i miei 33 anni molte cose son cambiate, soprattutto lavorativamente parlando ma anche mentalmente parlando.

E' vero, l'uomo è un essere in continua evoluzione! Accorgersene é semplice: basta confrontare i pensieri che magari avevate 5 o anche solo 2 o 3 anni fa con quelli di oggi,  per rendersi conto che difficilmente coincideranno in tutto per tutto.

 I valori di base restano ma la vita e le circostanze non possono non cambiarti e soprattutto farti conoscere infinite sfumature di pensiero che neanche immaginavi!

Accade così che arrivi ad un punto della tua vita che decidi di mettere davanti a tutto delle cose che prima invece ritenevi meno importanti o, al contrario, succede che metti dietro a tutto altrettante cose che 5 anni fa magari invece avresti sempre voluto al primo posto.

Per me é stato così con il lavoro: non che non fosse stato mai al centro anzi, ma quello che mancava erano dei precisi obiettivi, anche perché non sapevo, forse, ancora che cosa avrei veramente voluto per me stessa. Non dico che ora ne sono certissima ma sicuramente lo so molto di più.

Sono questi anni, come molti della mia generazione sanno assai bene, che le occasioni da cogliere per anche solamente "avvicinarsi" ai propri sogni di TOTALE indipendenza economica sono così poche che appena arrivano non puoi che buttarti anima e corpo in queste.
 Purtroppo buttarsi anima e corpo in un progetto richiede sacrificio, richiede meno tempo per se stessi e così è stato per questo blog. Ma non me ne sono dimenticata e, appena potrò e avrò l'ispirazione giusta tornerò sempre.

Di contro ho deciso di eliminare la pagina facebook perché la ritengo superflua, credo che questo blog basti e avanzi e mi fa tanto piacere vedere che, anche a distanza di anni, é ancora molto consultato:-).

E ora le buone notizie: Finalmente una riforma per e a favore del lavoro autonomo


Termino il "sermone" con la segnalazione di un articolo che finalmente lascia intravedere un po' di sereno per le Partite Iva come me e i lavoratori autonomi in generale. Esso tratta nello specifico la riforma del lavoro autonomo che si appresta ad essere discussa (e speriamo accettata) in parlamento e che ha come punti più importanti:

  1. Blocco definitivo dell’aumento dell’aliquota previdenziale per gli iscritti alla gestione separata dell’Inps al 27,72% e successivo impegno a portarla al 24% 
  2.  Per il cosiddetto "Regime dei Minimi": aliquota irpef bloccata al 5% nei primi 5 anni dell’attività, senza limiti di età.
  3.  Per la malattia grave: sospensione degli obblighi Irpef e Inps con possibilità di rateizzazione su un periodo tre volte superiore rispetto alla durata della malattia - NB: ricordiamoci che fino ad ora i liberi professionisti colpiti da malattia grave, al contrario di un normale dipendente non avevano alcuna garanzia.  Infatti, una volta astenutesi, per forza di cose, obbligatoriamente dal lavoro, il loro destino era la povertà perché con la Partita Iva se non lavori non guadagni (difatti la "malattia" non esiste come diritto in una Partita Iva).
  4. Per i congedi parentali si pensa a un periodo di sei mesi nei primi tre anni di vita del bambino (prima il congedo parentale manco era previsto per le P.IVA)
......e a seguire......altre misure sui tempi di pagamento, sulla deducibilità della formazione e dell’aggiornamento, sull’accesso dei professionisti ai bandi europei, norme sulla difesa della proprietà intellettuale e sulla tutela contrattuale con la possibilità di recesso e richiesta di risarcimento...

Insomma sembrerebbe quasi una Rivoluzione....Sogno o son Desta? Speriamo la seconda!Buona lettura!

Articolo Riforma Lavoro Autonomo



Immagini tratta da: 
letteredalucca.wordpress.com
tumoreseno.blogspot.com
www.slideshare.net



mercoledì 7 gennaio 2015

La Mazzata del Patto di Stabilità..e meno male che Renzi era a favore dei "giovani"

Non occorrono parole per descivere l'articolo che qui vi propongo uscito qualche tempo fa sul Corriere della Sera nel quale, si spiega espressamente al pubblico quanto siano state effettivamente ridotte "tramite la legge di Stabilità, di 800 milioni il monte-tassazione delle partite Iva".....comincio a persare che taluni governanti (o forse tutti) non siano nemmeno in grado di fare dei semplici conti di matematica.......forse questi 800 milioni in meno li hanno visti a termine dell'utilizzo di droghe moooolto pesanti dopo un party....unica motivazione che potrebbe spiegare questa strana convinzione...
Cmq...non mi dilungo troppo al via la lettura e buon sangue amaro a tutti:-)

Professionisti e freelance Così il colpo di tasse e Inps


e dopo una bella letterina al presidente Renzi redatta da ACTA, l'associazione dei Freelance...
Caro Presidente Renzi,
proprio non ci siamo.
Aumentare i contributi previdenziali di due punti  percentuali alle Partite IVA per dare maggiori tutele a chi è già più tutelato  rispetto ai professionisti freelance è stato un errore banale ma tragico, visto  che inciderà notevolmente sui bilanci familiari di una minoranza la cui voce,  purtroppo, è ancora debole.
Tenga presente che un professionista freelance dovrà  pagare ora il 29,72% del suo reddito nella Gestione Separata che – e questo già  lo sappiamo – offrirà una rivalutazione negativa.
Una  volta detratto quel 29,72%, il freelance dovrà poi pagare l’IRPEF e le  addizionali comunali e regionali, pari almeno al 26% della parte rimanente del  reddito.
Dopodiché il freelance dovrà crearsi una pensione  integrativa perché – e si sa anche questo -  quel 29% non sarà sufficiente a ricevere  una pensione adeguata, grazie a un sistema previdenziale fallace e poco friendly  per i futuri pensionati.
Infine, i lavoratori freelance devono crearsi un  cuscinetto perché, sa com’è, può capitare qualche periodo in cui il lavoro va un  po’ più a rilento e loro non hanno né ASPI né NASPI, sebbene questi programmi  siano stati e saranno finanziati proprio dai freelancer con i loro  contributi.
Ah,  e tanto per sfatare un mito, non sono evasori perché lavorano a servizio delle  aziende, che richiedono fattura e praticano la ritenuta d’acconto.
È  vero, sono relativamente pochi ma sappia  però che sono la parte più innovativa. Sono la “creative class”. Creano lavoro  per sé e anche per gli altri.
Ma  lei ha capito bene chi sono gli eroi?
P.S. Se ha mandato Boeri all’INPS a ricalcolare le  pensioni passate, stia bene attento. In genere chi tocca le pensioni passate  muore. De la Rúa, ex presidente dell’Argentina, dovette scappare in elicottero  dalla Casa Rosada perché voleva evitare il default di quel Paese, che poi  avvenne nel 2001, tagliando le pensioni.

mercoledì 5 novembre 2014

Hai già la P.Iva o vuoi aprirla? Bene ma prima leggi questo post....

Ciao a tutti,
é da tempo che non scrivo perché, tra lavoro e altro, non ho avuto un minuto per dedicarmi al BLOG...Scrivo pero' oggi per segnalare una problematica che, in quanto freelance mi sono ritrovata a dover affrontare...sperando che questa mia testimonianza possa aiutare chi altro si troverà nella mia situazione.

Ci sono numerosi siti che si occupano di fare incontrare l'offerta di servizi in libera professione con la domanda delle aziende e per farlo ti richiedono un'iscrizione e come sempre annesso, una richiesta di dati sia personali che sulle proprie competenze.

Oggi parlo del sito Freelancer.com ma immagino che questo non sia né il primo nè l'ultimo ad attuare questo tipo di politiche, come vedrete alquanto discutibili.

Freelancer.com é un sito che promette grandi cose per il mondo dei liberi professionisti compresa un'iscrizione gratuita, ma che poi, tra richieste successive di abbonamenti a pagamento e altro si rivela tutt'altro, anzi a mio modesto parere, un terribile gioco al ribasso dal quale non é nemmeno facile uscirne.

Questo perché, una volta iscritti, se "malauguratamente" si decidesse di cancellare il proprio account, questa azione, che è impossibile a farsi da soli come invece avviene nella maggior parte dei siti che si occupano dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro, deve necessariamente passare dal supporto clienti (in lingua esclusivamente inglese), dal quale la cancellazione viene effettuata solo dopo ripetuti solleciti e, in ultima istanza,velate "minacce" compresa quella di rivolgersi, se ancora ignorati, ad associazioni a difesa dei consumatori.


Ma come funziona esattamente questa trovata? Per spiegarvi cito alcuni passaggi di un bellissimo ed esilarante post del blog "I Signori della Truffa – Traduttori sgamati e non" che ho trovato con piacere trattare anch'esso di questa problematica e che invito tutti a leggere....ecco quanto spiega il post in maniera molto diretta....
Freelancer.com è una compagnia australiana nata da pochi anni, che sorge come meeting point per freelance e datori di lavoro. Chiunque abbia un progetto per il quale desideri assumere un libero professionista può iscriversi, postare la propria offerta e andare a farsi una tazza di tè nell’attesa.....................
Professionisti di tutti i tipi: IT, designer, architetti, dotti, medici, sapienti. E anche traduttori. Sembra una moderna Arca di Noè per i portatori sani di partita IVA, ci si sente meno soli, all’inizio. Ma dura molto poco. Per prima cosa, un’iscrizione Membro Base ti dà più o meno gli stessi privilegi e vantaggi di un piccione a Buckingham Palace. Botte da orbi e nulla di fatto. Il problema è che ogni sei ore arrivano quelle newsletter così succulente, così invitanti, piene di nuove offerte di lavoro che è impossibile non pensare .............Quindi, come suggerisce il sito, si passa all’upgrade del profilo. 19$ e passa la paura, non sei più l’ultima scoreggia del posto, adesso sei qualcuno. ............
 Dici? In verità cominci a piazzare preventivi, perfezioni il CV, carichi anche tu una foto con la tua faccina sorridente. Epperò non succede nulla. Come mai? .............Eh ma che strano, con i miei titoli e le mie cinque pagine di CV maturate in anni e anni di schiavitù non-stop, mi fa un po’ specie… Poi ti accorgi che non hai il badge della conoscenza livello 1 di inglese. Che ci sia scritto 110 e Lode su entrambe le tue lauree, in fondo, cosa mai vorrà dire. Allora spendi altri 5$ per compilare correttamente The Cat is on the Table e vieni piazzato al percentile più alto di tutti, che neanche quando la maestra misurava tutta la classe contro il muro eri mai stato più in alto. .........
 La cosa comincia a puzzare di bruciato, ma ti butti lo stesso. Fai un paio di offerte, poi addirittura vieni contattato tu per primo da un professionista che giura sulla testa dei suoi figli che il TUO profilo è ESATTAMENTE quello che stava cercando. Per uno straordinario lavoro da 30 articoli di 500 parole pagati 1$ l’uno. In inglese. “No ma sei poi sei brava i successivi 60 te li pago 2$ l’uno”.

A quel punto ti si apre il chackra del fa**ulo, e un paio di cose si fanno chiare:
1. Se a gioco duro i concorrenti puntano in basso, probabilmente è un gioco di m***a. Sicuramente, viste le mie competenze, un progetto di ingegneria civile fatto da me viene a costare molto poco, ma non so a chi consiglierei di passare sul ponte da me progettato. Stessa storia per le traduzioni.
3. Il servizio clienti Freelancer.com è introvabile sulla pagina. Ma siccome non sanno con chi hanno a che fare, setacciando bene si trova, ti risponde Savannah l’australiana che cerca di venderti anche sua nonna pur di farti rimanere nella grande famiglia Freelancer.com, e per due settimane non c’è verso di farsi cancellare l’account. 4. Alla parola “denuncia” ogni ginocchio si piega, nei cieli, sulla Terra e sotto Terra. Anche quelli di Savannah. 5. Il fatto che alla parola “denuncia” l’account sparisca nella nebbia la dice lunga ........................................
Ecco, inutile aggiungere parole superflue a questa descrizione, che illustra alla perfezione quello che è capitato a me e a chiunque altro, immagino, abbia avuto la fortuna di entrare in contatto con questa realtà....forse il mio interlocutore non si chiamava Savannah ma confermo che la "strategia aziendale" utilizzata da questo fantomatico servizio clienti per dissuaderti dal cancellarti dal sito è esattamente quella spiegata nel dettaglio dalla collega blogger....

Non siete ancora convinti? Fate un esperimento: Provate a svolgere una veloce ricerca su google mettendo la parola Freelancer.com e guardate quanti risultati vi vengono fuori che portano il titolo di "Freelancer.com Scam" (Scam in inglese= Truffa)....

Detto ciò...Vuoi metterti in proprio? Benissimo! Ma prima leggi questo post! Potrebbe esserti utile!



immagini tratte da: Studio Salvatore  
Caduti nella rete
Codacons- Emilia Romagna



mercoledì 16 gennaio 2013

Nasce su Facebook una pagina per contare le vittime della Riforma Fornero

Dopo l'entrata in vigore della Riforma Fornero sul Lavoro, nata con l'intento di colpire "la cattiva flessibilità"modificando sostanzialmente alcune delle forme contrattuali atipiche più comuni in Italia, ciò che emerge, dalle prime statistiche e dai rapporti forniti dai sindacati (CGIL in primo piano) sembra invece riferirsi ad un risultato esattamente opposto.
Presupponendo tra dicembre e gennaio la scadenza di circa un centinaio di migliaia di contratti di questo tipo, la stima è quella di un eguale numero circa di disoccupati o occupati tramite forme contrattuali ancora meno tutelative di quelle in corso prima di quest'anno.

Ma cosa é accaduto?

Premesso che le modifiche più importanti apportate dalla Riforma hanno colpito soprattutto la forma contrattuale atipica più utilizzata in Italia- ovvero i CO CO PRO=> contatti di Collaborazione a Progetto - introducendo questi presupposti:

1-Ridefinizione del "Progetto" di queste forme contrattuali, il quale puo' riguardare solo attività DIVERSE dal settore in cui é impiegata l'azienda che stipula il contratto

2-Aumento dei costi contrattuali e dei contributi

3-Imposizione di retribuzione uguale o superiore a quanto stabilito in base alla media tra le tariffe del lavoro autonomo e dei contratti collettivi nazionali


La drammatica conseguenza è stata ed è che in un paese come l'Italia, dove la Crisi galoppa ormai da qualche anno, la soluzione più semplice per i datori di lavoro colpiti dalla riforma non è stata certo assumere, ma al massimo decidere se "lasciare a casa" o,  in alternativa, "declassare" a contratti ancora meno cautelativi e meno costosi i propri collaboratori.

Ricordiamo che in Italia le forme contrattuali esistenti sono 46, di cui ben 20 atipiche.

Dunque la scelta, senza l'abolizione dei contratti atipici più dannosi per il lavoratore,  si può dire molto ampia e variegata. Aggiungendo a questo anche la penuria di riforme adeguate per la creazione di nuovi posti di lavoro, la mancanza  di misure atte a detassare il lavoro dipendente, sia per le aziende che per i lavoratori, ecco che si riesce a comprendere il perchè di questo drammatico risultato.

A questo proposito è nata una pagina apposta su facebook:

 Ero Un CoCoPro E Ora Sono Un DO=DiversamenteOccupato

Dalle apparenti tinte satiriche ma con l'amaro in bocca, questa pagina, direttamente sostenuta anche da questo blog e dalla rispettiva pagina facebook La Voce Di Pandora  nasce con due intenti precisi:
1- Di formare un gruppo di solidarietà per le vittime della Riforma e del sistema lavorativo precarizzante italiano
2- Di fare un serio tentativo di Auto-Censimento e Statistica circa questo recente fenomeno di cui, finora, a parte gli allarmi lanciati dai sindacati, poco si parla.

Per scongiurare l'eventualità che si verifichi l'ennesimo errore fatto con i superficiali conti effettuati sui cosiddetti "esodati", i cui numeri ancora oggi sembrano crescere sempre più, l'intento della pagina è di contarsi, guardarsi in faccia e cercare di capire i reali numeri della manovra.

Chiunque può clikkare sulla pagina, sostenitori e vittime. L'unica cosa che si chiede in più alle vittime è quella di presentarsi sulla bacheca, senza bisogno di scrivere il settore lavorativo di provenienza o similia, insomma semplicemente di "farsi vedere".

La Voce di Pandora sotiene il progetto e invita i suoi lettori a parteciparvi e a diffonderlo..basta un clik.

Alla prossima
G.



Per le foto si ringraziano:
EroUnCoCoProEOraSonoUnDoDiversamenteOccupato
http://maurobiani.it/
http://lemanineicapelli.ilcannocchiale.it/2010/08/14/il_valzer_del_precario.html




venerdì 29 giugno 2012

La costante discriminazione dei laureati

Riporto qui una discussione che ho notato su un sito di ricerca lavoro (www.lavoratorio.it) e che penso, meriti davvero una riflessione...Buona lettura!

I laureati non verranno presi in considerazione

Mi sono imbattuta in un annuncio pubblicato dal sito Infojobs.it, rimanendo senza parole: si ricerca una "Addetta ufficio stile", specificando che "Non vengono prese in considerazione persone che hanno conseguito la laurea poichè la mansione è molto operativa".
Qualcuno sa spiegarmi perchè un laureato non dovrebbe essere idoneo ad una mansione molto operativa? E' implicito nell'annuncio il presupposto di una presunzione di fondo nei laureati, poco inclini ad alzarsi spesso dalla sedia o a "sporcarsi le mani".
Ritengo l'annuncio fortemente discriminatorio, anche perchè tutti sappiamo che se l'intenzione è quella di assumere un diplomato per pagarlo meno, i curricula dei laureati verranno subito cestinati... Ma dichiararlo in modo così cristallino in un annuncio, avvalendosi di una giustificazione a dir poco discutibile (anche perchè credo che in molti casi la mente di un laureato sia più predisposta a "portare avanti il lavoro in multitasking"), è davvero troppo. I laureati saranno a loro giudizio poco idonei alle mansioni operative, ma nemmeno le signorine delle agenzie lo sono, dato che preferiscono risparmiarsi l'incredibile fatica di dover suddividere i curricula dei laureati e dei diplomati.


La risposta di Roberto Marabini, direttore di Lavoratorio.it:
"Buongiorno ..., più che di un annuncio discriminatorio, parlerei di un annuncio stupido. Ho letto l'intero testo dell'inserzione che ci ha segnalato e, paradossalmente, devo riconoscere che non si tratta nemmeno di un annuncio pessimo. Anzi, l'attività lavorativa viene descritta in maniera dettagliata, cosa decisamente rara nell'abitudine dei selezionatori italiani. Infatti, alla voce "mansione" troviamo scritto:

"(Il candidato) si rapporta con il commerciale da cui riceve le istruzioni, si confronta con sala campionaria, istruisce disegnatori cad e ufficio produzione. Il compito sarà quello di identificare l'articolo se già prodotto, verificarne la giacenza, e, nel caso in cui non sia in giacenza dare le disposizioni di tessitura. Quindi verificare la correttezza dell'articolo e l'approvazioe per la produzione. Nel caso in cui non fosse mai stato prodotto istruisce il disegnatore cad sulla commessa richiesta e, una volta ideato un modello idoneo dare le disposizioni di tessitura fino al raggiungimento della produzione del modello da presentare al cliente. Segue il commerciale in appuntamento che per lo più avvengono all'interno dell'azienda ma che può richiedere spostamenti all'esterno e anche all'estero ove seguirà anche le fiere."

Dobbiamo riconoscerlo: dove la troviamo una descrizione dell'attività lavorativa così completa e dettagliata, nella maggior parte degli annunci pubblicati in Italia? Addirittura, a mio avviso, quel selezionatore ha sfiorato il capolavoro. Avrebbe dovuto limitarsi a specificare: "La mansione è molto operativa".
Se poi avesse aggiunto: "...fisicamente molto impegnativa: si arriva a fine giornata con le mani sporche.", avrebbe vinto a mani basse l'oscar dell'annuncio 2012!  Di fronte ad una descrizione concreta, vera e comprensibile, ogni candidato è in grado di svolgere la parte più difficile e impegnativa di una ricerca del personale: l'auto-selezione.

Invece no, il nostro selezionatore è caduto sul più bello. Non ha resistito alla tentazione di fare riferimento, in qualche modo, ad un titolo di studio.
Ecco il problema: il titolo di studio che prevale sulla competenza concreta, la forma che prevale sulla sostanza. Siamo di fronte ad uno dei peggiori difetti del mercato del lavoro italiano.
Se proprio vogliamo prendercela con l'autore dell'annuncio, possiamo serenamente affermare che si tratta di un pirla, nel senso popolare del termine: uno che ci prova, magari con tutta la sua buona volontà e una grande tecnica, ma che proprio non ha la stoffa e finisce sempre col rovinarsi da solo."

 

lunedì 21 maggio 2012

PRECARI: CORNUTI E MAZZIATI DA RIFORMA E FISCO

Prendo spunto da un interessantissimo articolo scovato sull'ESPRESSO BLOG che, oltre a fare una lucida analisi di quella che finora sembra essere la "sostanza" della riforma del lavoro tanto osannata da Fornero e co come "Epocale" per il suo straordinario intento di "aiutare i giovani precari", pone l'attenzione sulle pericolose conseguenze che potrebbero avvenire se essa passasse così com'é. Ecco il punto focale su cui  credo valga la pena di ragionare:
1. In Italia ci sono 46 forme contrattuali precarie, su cui l’ “epocale” riforma del lavoro non interviene: rimangono tutte a disposizione della parte datoriale, che potrà utilizzarle come peggio crede.
2. Il costo del contratto a tempo determinato (e solo quello, mentre co.co.pro e tutte le altre forme contrattuali precarie no) costerà di più. Ci sono due conseguenze.
  • se non si fissano dei compensi minimi, l’aumento del costo del lavoro flessibile verrà scaricato sul compenso effettivo del lavoratore. Per dirla in modo ancora più semplice: aumenta il costo del lavoro precario? Perché un imprenditore dovrebbe pagare di più lui, se non è fissato un compenso minimo,  e non “detrarre” questo aumento dallo stipendio del lavoratore precario?
  • Aumentare il costo del contratto a tempo determinato (che è la serie A dei contratti precari, perché già in parte soggetta a tutele, benché minime) mentre si lasciano immutati i contratti a progetto, le collaborazioni occasionali, i contratti a chiamata (la serie C, quella che non aveva e che rimane senza tutele), è una misura utile a contrastare la precarietà e aiutare i giovani? Non si capisce perché il datore di lavoro, visto che aumentano i contributi per i contratti a tempo determinato, dovrebbe scegliere di assumere il lavoratore a tempo indeterminato, anziché fargli un contratto a progetto. “Perché gli verranno restituiti sei mesi di quei contributi, come premio alla stabilizzazione”. Ah bè, Allora sì.
Aggiungerei a queste considerazioni il problema, mai sollevato finora da parte di nessun governo o parte politica, dell'assurdità in termini di regime fiscale, legata ai co co pro innanzitutto ma a seguire anche a tutte le altre forme di contratti atipici (per capire quali vedi
http://www.wikilabour.it/Default.aspx?Page=Redditi%20Dipendente%20Assimilati&AspxAutoDetectCookieSupport=1#TUIR_50 ).

Forse pochi sanno che a partire dal 2004 (TUIR, art.50) vi é stato un "adeguamento" del regime fiscale del lavoro così detto "parasubordinato" di cui fanno parte proprio i co copro (la forma di lavoro atipica più diffusa in Italia) a quello dipendente o subordinato (di cui fanno parte i più fortunati a tempo determinato e a tempo indeterminato).

Ciò ha comportato, quindi che  anche i redditi provenienti da contratti atipici come ad esempio i co co pro fossero "assimilati"a quelli provenienti da contratti da lavoro dipendente. Quindi della serie... "non solo non hai ferie, non hai malattia, non hai diritto alla maternità, ma sei  anche trattato, davanti al fisco, alla stregua di un lavoratore con tutti i sacrosanti diritti  e protezioni".   Poco importa  quindi che tu per raccimolare un reddito annuo al limite della povertà abbia dovuto svolgere più di un lavoro, poco importa che sei sei un precario il datore di lavoro può decidere di non trattenerti l'irpef in sede di stipendio (da una parte una cosa buona perché altrimenti le buste paga sarebbero ancora più leggere, dall'altra una cosa pericolosissima perché meglio avere un prelievo graduale che una botta finale in sede di 730), per il fisco sei comunque a debito.
Questo perché il fisco non guarda al contratto ma solo allo scaglione di reddito e per lo più LORDO. Per farvi un'idea più concreta, ecco qui sotto i nuovi scaglioni di reddito inseriti dal 2007:

NUOVE ALIQUOTE IRPEF E NUOVI SCAGLIONI DI REDDITO (validi dal 1° gennaio 2007)
Scaglioni di reddito Aliquota  Calcolo d'imposta*
Fino a € 15.000   23%  € 3.450 (23% del reddito)
Da € 15.000 e fino a € 28.000   27%  € 3.450 + 27% del reddito eccedente € 15.000
Da € 28.000 e fino a € 55.000   38%  € 6.960 + 38% del reddito eccedente € 28.000
Da € 55.000 e fino a € 75.000    41%  € 17.220 + 41% del reddito eccedente € 55.000
oltre € 75.000   43% € 25.420 + 43% del reddito eccedente € 75.000

 Dunque, se anche una persona con lacrime e sangue abbia, per esempio, guadagnato 8000 euro LORDI in un anno (neanche 700 euro al mese LORDE per intenderci) magari saltando da un datore di lavoro all'altro, (visto che sempre di più i co co pro oltre che essere essere la forma più inflazionata sono anche quella più sottopagata), il tuo bel 23%, alla stregua di un lavoratore dipendente con tutte le tutele e  per lo più con un solo datore di lavoro perché bastevole per tirare a fine mese, la devi sborsare allo stato.

Quando? Ma molto semplice, durante la tua dichiarazione dei redditi, che, per giunta, sei obbligato a compilare per legge qualora tu sia in possesso di più di un CUD dovuto alla presenza di più lavori nel corso dell'anno. Ovviamente la domanda sorge spontanea...ma é possibile che un poveraccio OBBLIGATO a fare più di un lavoro in un anno (in contemporanea o al termine di un contratto vista la temporaneità dei contratti atipici) per tirare a fine mese, sia letteralmente salassato, alla stregua di una persona che è regolarmente impiegata?

Vi faccio qualche esempio:
13 000 Euro lordi in un anno = irpef dovuta  senza detrazioni 2990 euro
10 000 Euro Lordi in un anno= irpef dovuta senza detrazioni  2300 euro

A queste cifre vertiginose si possono fare delle detrazioni che pero' si riducono di molto se sei un semplice parasubordinato senza figli a carico, cognugi a carico o similia. Ecco come:
 Ipoizzando un reddito di 10 000 Euro la datrazione sarà di circa: 1314 € (cifra data da questa complicato calcolo: € 1.338 + 502 x [(15.000 – reddito complessivo)/7.000] ). 


 Dunque 2300 -1314 = 960 €= IRPEF DOVUTA Nel corso dell'anno.

Insomma, per concludere, se hai guadagnato 10 000 Euro LORDI all'anno ( circa 833 Euro al mese LORDI) allo stato devi quasi 1000 Euro NETTI, più di un tuo stipendio. Ma non é finita qui, in sede di dichiarazione di redditi, al cittadino tartassato, il fisco richiede, in aggiunta all'irpef dovuta, anche quella "ipotizzata" per l'anno prossimo pari al 99% (quindi in soldoni l'intera o quasi cifra) di quella per l'anno corrente. Quindi, altri 900 erotti euro che tu "dai in anticipo" allo stato da aggiungersi ai 960 che hai già dato. Puoi anche decidere di non versarla, ma a tuo rischio o pericolo, in quanto se l'anno prossimo sarai ancora nella stessa situazione, oltre a dover versare l'irpef dell'anno corrente, sarai sanzionato perché non hai dato quest'anticipo.

Morale della favola: 960 € + 99% di 960 = 960 + 940 circa = 1910 EURO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Forse più che gridare al mondo che questa riforma del lavoro salverà i precari, sarebbe molto più coerente stare in silenzio e non permettersi di parlare a nome di una categoria che se finora è esistita è perché  a quanto pare fa comodo a tutti che continui ad esistere.

G.



immagine tratta da: http://alessiomannino.blogspot.it/




















lunedì 12 dicembre 2011

IL NOSTRO TEMPO E'ADESSO spiega le ragioni della partecipazione allo sciopero generale

Ciao a tutti,
ritorno alla carica con un articolo che credo meriti una riflessione....
alla vigilia delle sciopero generale di oggi, Lunedi 12 dicembre, forse vale la pena di interrogarsi su una domanda...E proprio vero che questa manovra non penalizza i giovani precari?
 La rete dei precari "il nostro tempo é adesso" ha espresso le sue ragioni di partecipazione allo sciopero mettendo in luce le problematiche che conseguono da questa ultima manovra del governo Monti, questo per ricordare che, non é una questione di governo (prima c'era il governo Berlusconi e ora non c'è più ma una chiara risposta alla problematica del lavoro e della disoccupazione giovanile ancora rimane in sospeso ), ma una questione cecità di un'intera classe politica dinnanzi ad un problema tanto grave quanto di sicuro molto influente sulla "crisi" del nostro paese. Se da una parte la diminuzione dell'Irap per le aziende che decidono di assumere donne e giovani é certamente un piccolo passo verso una maggior tutela per questa parte "debole"della comunità sociale, dall'altro se contemporaneamente non vengono prese misure, da una parte di sviluppo, e dall'altra di CONTROLLO e supervisione su quelle aziende che invece continuano a basarsi su un turn over costante di giovani sottopagati e non tutelati, anche questo piccolo passo rischia di essere inutile. Qui sotto l'articolo del "il nostro tempo é adesso".
«A prima vista si tratta di una manovra che di giovani e precari sembra essersi scordata.
L’emergenza sociale è scomparsa sotto quella finanziaria, tanto da produrre la bizzarra assenza, nella manovra economica, della crisi più grave che il nostro paese attraversa: quella del 30% di disoccupazione giovanile e del dilagare della precarietà.
E invece no. Se ne è ricordata, ma colpisce duro anche lì.
Colpisce con l’intervento sulle pensioni, che mentre penalizza significativamente genitori e nonni, non interviene per assicurare un futuro previdenziale ai precari. Anzi.


1) In un paese con un welfare colpevolmente avaro con i giovani e i precari, colpire le pensioni significa paradossalmente indebolire l’unico welfare esistente per i giovani: la non rivalutazione delle pensioni pesca proprio dalle tasche dei precari, quelli che per l’ultima spesa del mese, sono costretti a bussare alla porta della casa dei genitori.


2) Fuor da ogni lotta tra generazioni dopo questa manovra trovare un lavoro sarà più difficile. Da una parte si bloccherà il ricambio in quelle postazioni a contenuto di conoscenze medio alto, dall'altra si produrrano altri precari: gli over 55 che veranno espulsi dal mercato del lavoro che dovranno aspettare anni per la arrivare alla pensione, senza che venga offerta loro nessun percorso di inserimento attivo.

Evidentemente, il problema non dovrebbe essere mandare in pensione chi lavora per liberare posti, ma creare nuova occupazione attraverso politiche di sviluppo. Tuttavia, in questa manovra, di interventi per stimolare lo sviluppo del paese sembrano essercene davvero pochi. Lo sconto sull’IRAP per chi assume giovani e donne è un intervento col fiato corto: nonostante gli sconti, in un paese che arranca, pochi saranno motivati ad assumere. SI tratta di un intervento destinato ad essere inefficace se contemporaneamente non si imprime una scossa allo sviluppo, che, ad oggi, non si vede.
Assente il sostegno alla ricerca e all’innovazione, così come non c’è traccia di un piano generale che investa sui talenti e le competenze dei giovani per rilanciare l’Italia, magari attraverso l’infrastrutturazione materiale e immateriale, la valorizzazione del territorio, la promozione dei settori di avanguardia.
Ugualmente, l’aumento di 2 punti dell’IVA, così come del costo della benzina, impatterà principalmente sui soggetti più fragili, fra cui giovani e precari, che già oggi hanno dovuto comprimere i propri consumi a causa del lavoro che non c’è o è precario e di compensi miserrimi.

Vorremmo che i giovani, tanto presenti nelle parole del Presidente del Consiglio e nel dibattito di queste settimane su come rilanciare l’Italia, fossero altrettanto protagonisti di provvedimenti concreti: di lotta alla precarietà, di welfare, di estensione dei diritti sul lavoro, di sviluppo economico e produttivo.
E vorremmo soprattutto che i giovani non fossero strumento usato contro loro stessi. Nelle parole di chi utilizza lo scandalo della precarietà per avvalorare la diminuzione dei diritti del lavoro c’è un’operazione strumentale tutta a danno dei precari stessi a cui, tra le righe, si dice: la tua unica prospettiva è spostare la precarietà dal contratto con la scadenza scritta, a un contratto con la scadenza incerta, tutta da decidere: suspance.

L’agenda di Governo dovrebbe essere invertita: prima di tutto interventi per liberare le tante energie compresse e contemporaneamente per salvare una generazione. Significa combattere la truffa della precarietà, estendere i diritti fondamentali ai lavoratori discontinui, attivare un welfare promozionale ed efficace per i precari e per i tantissimi che non riescono a entrare nel mondo del lavoro.
Le risorse per avviare questi processi non vanno trovate deprimendo ancora di più la nostra economia e facendo cassa su chi ha già ampiamente pagato.
Il patto tra noi e lo Stato è saltato da tempo, deve pagare chi fino ad adesso ha gestito questo patto solo a proprio vantaggio.

Serve una patrimoniale che tassi le grandi ricchezze, bisogna intervenire tassando i beni acquisiti, dalle auto di lusso a una tassazione sugli immobili che escluda la prima casa ma pesi sugli immobili di prestigio e sulle case sfitte. E infine combattere l'evasione, unendo alla tracciabilità una seria azione che parta dall'incrocio delle banche dati per rilevare le ricchezze nascoste.
Per tutti questi motivi le reti e i coordinamenti del Comitato “Il Nostro tempo è adesso” parteciperanno alle iniziative dei lavoratori promosse nell’ambito dello sciopero generale del 12 Dicembre. »
http://www.ilnostrotempoeadesso.it/component/content/article/35-contenuti/233-manovra-per-i-precari-non-si-vede-ma-fa-male.html

martedì 15 marzo 2011

Lettera di una giovane precaria e laureata


Penso che questo scritto non abbia alcun bisogno di  introduzione...parla da sé...e ho deciso di pubblicarlo perché forse potrà aprire gli occhi a tutti quelli che ancora credono che la precarietà non sia un problema. Tutti i riferimenti personali sono stati ovviamente eliminati, e cosi' anche le iniziali che vedete sono frutto di fantasia, ma i contenuti sono fedelmente riportati...

«....Ciao C., innanzitutto, grazie per questa mail...devo dire  che non me la sarei mai aspettata!!!!!!!!!! Apprezzo quello che mi hai scritto anche perché fa sempre piacere in periodi un po' difficili vedere che c'è qualcuno che ti rassicura e che soprattutto ti dice di non scoraggiarti, e fa ancora più piacere vederlo da chi ci è passato ma che ora, bene o male, ha raggiunto la sua stabilità..quindi come dire...in un certo qual modo ti da anche speranze...

Per quanto riguarda la mia situazione..ad essere precisa, quello che al momento mi fa più male non è tanto vedere che nel mio settore la situazione è più che grigia (questo l'ho sempre piu' o meno saputo, la mia conoscente con cui ho avuto quel famoso colloquio me ne ha semplicemente dato la triste conferma)...è piuttosto rendersi conto che sembra che al giorno d'oggi non ESISTANO SETTORI che se la sentano di mettersi in gioco dimostrando di essere pronti a dare fiducia a qualcuno - parlo di me ma anche di tutti quelli come me - che ha studiato duramente, che ha passato tutta l'esperienza universitaria a ricercare, interessarsi, e anche lavorare più o meno gratis e che, soprattutto ha scelto la via meno facile per introdursi nel mondo del lavoro. 
Sembra che la mia categoria sia quasi "esorcizzata"...forse perché la maggior parte delle aziende ha paura che una persona che ha studiato possa creargli qualche ostacolo? Insomma, è questo che mi fa più male..e mi fa male a tal punto che talvolta arrivo a pensare che forse tutto sarebbe stato meglio se avessi scelto di non continuare con i miei studi. E ti assicuro che questo pensiero è abbastanza diffuso in moltissime delle persone della mia età o giù di li.

Quindi,  io credo senza dubbio che una persona possa trovare la sua soddisfazione personale anche in un lavoro che non c'entra niente con il suo campo, questo perché lei si porterà sempre dietro un pezzettino del suo approccio, dei suoi studi, in qualsiasi lavoro faccia. Pero' credo anche che finché non ci daranno la possibilità di dimostrarlo, queste frasi sulla soddisfazione e quant'altro rimarranno per sempre vuote e prive di senso.

Ti faccio il mio esempio..anche se io mi sono laureata da 2 anni è da esattamente 10 anni che - anche se durante l'università ovviamente in maniera più parziale - lavoro, e in questo lungo tempo non ho mai visto una proposta seria, di serio impegno nei confronti delle mie qualità, per dirti..io non so nemmeno cosa sia un contratto a tempo determinato, so solo che cos'è il co co pro, la collaborazione occasionale, la ritenuta d'acconto etc. Non ho mai visto sulla mia persona applicati i diritti di un "normale" lavoratore. Un tempo poteva anche andarmi bene perché studiavo, ma ora, che sento che è giunto il tempo di fare progetti per la vita e per il futuro, questa situazione comincia a diventare insostenibile. E non è vero che, come dici tu, ho trovato "la mia indipendenza", perché io non mi sentirò mai indipendente finché non avrò in mano un'entrata sicura e un lavoro stabile. Non sono indipendente proprio perché sono precaria, perché so quanto ho oggi ma non so quanto avro' domani, sono sempre in bilico tra queste due cose e soprattutto, non mi sento assolutamente allo stesso livello del mio compagno perché lui gode di tutti i diritti di un lavoratore e sa che a fine mese gli arriveranno i suoi mille e passa euro puliti puliti..io invece non ho mai certezze e questo m'impedisce anche solo di programmare un viaggio a lungo termine. E purtroppo questo sbilanciamento tra le due parti non puo' che inevitabilmente influire sulla coppia. Purtroppo in questi casi non basta l'amore, non basta il volersi venire incontro, ci vuole un equilibrio tra le parti che solo l'arrivo di una stabilità potrà portare.

Tutto ciò quindi per concludere che questo malessere non si limita alla consapevolezza che non farai mai un lavoro in linea con i tuoi studi, ma va oltre, ti da la quotidiana conferma che finché sarà cosi' non potrai mai parlare di futuro, non potrai mai decidere di fare una famiglia o di comprarti una casa o semplicemente programmare un viaggio.
E la cosa peggiore è che la precarietà purtroppo è voluta da tutti i settori perché finché non ci saranno delle leggi a regolarla sarà sempre vista come la scorciatoia più semplice  per avere tanta manodopera a bassissimo costo..meglio di cosi?.....»
B
Sopra: un'immagine del libro "E TU QUANDO SCADI?. Racconti di precari" di A.A - V.V. Ed.Manni Editore, 2005 ...un libro nemmeno tanto recente ma assai tristemente attuale, in cui una lettera come questa di certo sarebbe quanto mai calzante.
Sotto: una delle numerosissime vignette che hanno fatto propria la causa del Precariato...tratto dal sito http://veritaedemocrazia.blogspot.com/2010/04/notizie-di-normale-precariato-w-il-i.html 
News: Sabato 9 aprile a Roma si terrà una manifestazione proprio per dar voce ai tantissimi precari che affollano l'Italia. Il luogo per il momento è la capitale ma si prospettano grandi possibilità che essa venga estesa, vista la densa mole di partecipanti, anche a Milano o ad altre città italiane. Per maggiori dettagli visita il sito www.ilnostrotempoeadesso.it o sfoglia la pagina facebook http://www.facebook.com/pages/il-nostro-tempo-%C3%A8-adesso/201822493179015

martedì 21 dicembre 2010

SCONTRI A ROMA: CHI SONO DAVVERO I COLPEVOLI?

Dopo i fatti del 14 Dicembre, tutto fa pensare che qualcosa nell'aria sia cambiato. Ma non è solo la dimostrazione che da tempo il malcontento e lo sconforto di migliaia di giovani sia esploso in una rabbia che non si vedeva probabilmente dagli anni caldi del decennio '68-'77,  sembra che la storia si ripeta. Slogan, pensieri e commenti già sentiti, aggiungo io, purtroppo.

Apparentemente "svelato" il mistero del ragazzo con le manette ritratto nella maggior parte delle foto girate all'impazzata in questo periodo sui quotidiani più importanti, un altro dubbio si fa strada.
Infatti, mentre ancora molti faticano a credere che il ragazzo immortalato nello scatto fotografico con le manette e la pala, sia un sedicenne già segnalato alle autorità per rissa e azioni violente che avrebbe "rubato" - a quanto pare con una discreta nonchalance - le manette del finanziere coinvolto nelle foto degli scontri più violenti , spunta un'altra stranezza portata alla luce in questi giorni da diversi telegiornali e in particolare da Rai News 24.

Stavolta la vittima è un ragazzo di 15 anni - Cristiano- studente al liceo Mamiani di Roma, il quale, come ritrae molto bene un video di You-Reporter, è stato colpito, di punto in bianco, probabilmente dopo aver lanciato un mandarino contro la polizia- violentemente con un casco da un ragazzo più grande di lui. Il risultato è stato che il ragazzo ha riportato una frattura scomposta del setto nasale e un ematoma cerebrale, e sarà sottoposto a un intervento chirurgico.
Il colpevole dell'accaduto invece, che ad oggi ha un nome, tale Manuel de Santis, si è appena costituito ammettendo la sua colpevolezza. E' un ragazzo di 20 anni non appartenente a nessun gruppo politico specifico e la motivazione del gesto sarebbe stato impedire che coloro che attaccavano i blindati della polizia fossero fermati e il corteo proseguisse....(Vita - quotidiano delle 13- del 21/12/2010). Manuel de Santis, prosegue l'avvocato che lo difende, avrebbe fatto quest'azione del tutto fuori dal controllo ed è per tale motivo si è pentito ed ha deciso di constituirsi.

Questi quindi i fatti ufficiali ma una domanda nasce spontanea, se è vero che nel video che ha immortalato l'aggressione, anche come sottolineato più volte dal padre di Cristiano, il gesto sembra quasi "premeditato" perché si svolge dopo una pausa consistente al presunto tiro di frutta del ragazzo, come puo' essere stata una reazione "incontrollata"?
 Accanto a questa domanda, anche un altro interrogativo molto più scomodo si fa strada: che dire invece delle testimonianze che sostengono che quando Cristiano è caduto, i compagni dell'aggressore avrebbero rivolto frasi fasciste nei confronti del ragazzo?
Ma non finisce qui, forse un altro ragionevole dubbio meriterebbe una soluzione, se è vero che Manuel de Santis è stato "vittima" di una reazione incontrollata per porre fine agli attacchi alla polizia perché voleva che la manifestazione fosse condotta in maniera pacifica, che ci faceva equipaggiato con tanto di casco in mano? E soprattutto..da quando per porre fine ad una risposta violenta si prende a "cascate" la gente? Non c'è il rischio di ottenere il risultato opposto?
E mentre voci insinuano già l'apparteneza di Manuel a Centri sociali e similia, forse bisognerebbe andare più a fondo su una serie di irregolarità non ancora spiegate dal Ministro Maroni e proposte sintetizzate in 10 domande da parte del popolo Viola che qui copio e incollo. Quella del ragazzo con le manette per il momento è l'unica risposta data ufficialmente ma le altre?
1) Perché il finanziere ha il dito sul grilletto?
2) Chi è l’uomo col cappuccio grigio che prima sembra aggredire il finanziere e poi lo soccorre?
3) Chi è l’uomo col walkie talkie a terra?
4) Chi è l’uomo col giubbotto beige che prima impugna un badile, poi un bastone e poi un manganello e manette e che ritroveremo dopo dietro il cordone delle forze dell’ordine?
5) E’ vero, come sostiene l’ApCom, che l’uomo con la giacca a quadri, travestito da manifestante, che protegge il finanziere è un esponente delle forze dell’ordine?
6) Che rapporto c’è tra l’uomo col giubbotto beige e quello con la giacca a quadri ritratti assieme in una foto in cui sembrano dialogare?
7) In due diverse dichiarazioni, riportate dal Corriere della Sera e dal Messaggero, il Comando della Guardia di Finanza, prima esclude che i finanzieri possano operare in “abiti civili” e poi ammette che il finanziere con la pistola è stato soccorso da un “collega in abiti civili”. Perché questa contraddizione?
Otto) Erano presenti tra i dimostranti esponenti della Guardia di Finanza in “abiti civili”?
9) Erano presenti tra i dimostranti esponenti delle Forze dell’ordine in “abiti civili”?
10) Se erano presenti tra i dimostranti, come pure ammette la Guardia di Finanza, esponenti delle forze dell’ordine in abiti civili con quale quale mandato operavano?
http://www.ilpopoloviola.it/ 


Giulia B.

vignetta tratta da: 

http://blog.libero.it/teeee53/

martedì 14 dicembre 2010

ULTIME DALLE PIAZZE AL "GIORNO DELLA VERITA'"

Copio e incollo un breve servizio di C6 Milano sulla grande manifestazione di Roma (sia per protestare contro il DDL Gelmini che contro il Governo).
Secondo invece le notizie che provengono da Palazzo, alla vigilia del voto per la fiducia del Governo, i conti diventano sempre più incerti...addirittura si potrebbe prospettare un pareggio. E mentre la possibilità di ottenere la sfiducia alla camera è sempre più lontana a causa di asensioni all'ultimo momento e assenze la fiducia al senato è già passata. Le manifestazioni proseguono in tutta Italia: Bari, Napoli (dove è stata occupata un'università), Palermo dove è stato addirittura bloccato l'Areoporto e il Porto, Milano dove ci sono cortei studenteschi di vario tipo, Siena... Gli aggiornamenti a dopo!

http://www.c6.tv/video/10961-partenza-da-piazzale-aldo-moro-per-protestare-contro-il-governo-berlusconi

AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE DA ROMA (14-12-2010 ORE 12:50)

Parlamento:  Passata la fiducia alla camera. 314 contro 311 e 2 astenuti


Cortei: Sono iniziati i primi scontri davanti a Palazzo Grazioli, un gruppo di studenti si e' staccato dal corteo e ha cominciato a lanciare immondizia  e petardi che, finendo sul cordone della polizia, ha inevitabilmente provocato delle reazioni molto dure. L'atmosfera è tesa e sono cominciati i primi lanci di lacrimogeni. Disordini anche a pochi passi dal senato. Quando ai ragazzi è arrivata la notizia della fiducia, gli slogan si sono trasormati in urla: "Vergogna, vergogna" e "Tutti a Montecitiorio".

NOTIZIE DEL DOPO MANIFESTAZIONE  (15-12-2010 -ORE 17:40)

Scontri: Dopo i primi disguidi svoltesi davanti a Palazzo Grazioli, la Città di Roma si è trasformata letteralmente in uno scenario da guerriglia urbana. Gruppi di persone coperte da passamontagna, caschi e armati di pale, mazze e addirittura manette, si sono staccate dai cortei e hanno cominciato a mettere a ferro e fuoco la città. Il risultato sono state macchine bruciate, vetrine di negozi spaccate, bar presi d'assalto e un bilancio di più di 100 feriti tra poliziotti e dimostranti. Dopo i primi lanci di pietre (alcune prese direttamente dal pavé di piazza Del Popolo)  e di oggetti di qualsiasi tipo, sono cominciate le cariche che non hanno, come spesso accade, risparmiato nessuno, coinvolgendo anche ragazzi inermi. Nella confusione generale il corteo, formato da circa 50 mila persone, si è completamente disperso, ponendo cosi' fine al percorso della manifestazione.
E mentre c'è chi parla di una seconda piccola Genova, riportando all'attenzione pubblica lo spauracchio dei black bloc, il PD e il resto dell'opposizione chiedono a Maroni un chiarimento doveroso sui cossiddetti "manifestanti violenti" insinuando una verità certo scomoda ma probabile: all'origine degli scontri più violenti c'erano degli infiltrati.

Foto infatti diffuse dalla maggior parte dei quotidiani  (La Repubblica,Il Corriere etc) dimostrano, in più di un caso, che i presunti black bloc familiarizzano con alcuni finanzieri tra una carica e l'altra: una volta sostenendo il finaziere ferito, una volta mostrando manganelli tipici delle forze dell'ordine.  Non solo, la foto più eclatante di certo è quella di un ragazzo con in mano un manganello e delle manette (nella foto sotto).
Giulia B.
  Immagine tratta dal sito www.gexplorer.net

giovedì 11 novembre 2010

AFFITTI ALLE STELLE..PART 1

Copio e incollo un interessante articolo proveniente dalla Repubblica degli Stagisti,  un sito molto attento e attivo alle problematiche dei giovani (e meno giovani) stagisti, neolaureati e laureandi d'Italia..
Penso che offra degli ottimi spunti di riflessione sulla situazione attuale, per nulla rosea, degli affitti a Milano e in altre regioni, per lo più del nord Italia, dove fioccano cifre da capogiro anche su appartamenti dalle dimensioni irrisorie.
Ci rivedremo con la seconda parte a breve;-)

G.B
".....E passiamo a Milano. Qui gli universitari sono 177mila; la parte del leone la fa la Statale con oltre 54mila studenti, seguita a ruota da Cattolica (37.500), Politecnico (quasi 37mila) e Bicocca (poco più di 29mila). Poi ci sono la Bocconi con 12.700 studenti, la Iulm con 4.300 e infine l’università Vita-Salute San Raffaele con duemila. In media la metà degli iscritti è fuorisede: per esempio, secondo le statistiche della Statale un 15% proviene da un’altra regione e un 40% dalle altre province della Lombardia. Applicando queste percentuali a tutti gli atenei milanesi, ne risulta che vi sono a Milano 97mila studenti fuorisede. Unendoli ai 40mila fuorisede romani si arriva al ragguardevole numero di 140mila – e non è finita.
Agli studenti si uniscono (e in parte anche sovrappongono) gli stagisti. Partendo dal fatto che la Lombardia è regione dove in assoluto ce ne sono di più – nel 2008, secondo i dati del rapporto annuale Excelsior di Unioncamere, sono stati quasi 61mila sul totale nazionale di 305mila: praticamente uno stage su cinque avviene in Lombardia – Milano è a buon diritto la capitale degli stagisti: ne accoglie oltre 25.500. Lo scettro le viene però conteso da Roma, che con 25.350 stagisti assorbe oltre l’80% dei tirocini dell’intero Lazio. E questi numeri sono riferiti esclusivamente alle imprese private: vi sono poi in entrambe le città altre migliaia di stagisti negli enti pubblici, sopratutto a Roma dove hanno sede tutte le principali istituzioni.Impossibile qui sapere quale percentuale sia fuorisede: però, essendo la stragrande maggioranza delle offerte di stage a Milano o Roma, è chiaro che qualsiasi studente o neolaureato che voglia fare questo tipo di esperienza troverà molte più opportunità se sarà disponibile a trasferirsi lì.
Il che ci porta finalmente al centro di questo ragionamento.
140mila universitari fuorisede più 50mila stagisti vuol dire quasi 200mila giovani che a Roma e a Milano hanno bisogno di accoglienza, alloggio, trasporti pubblici degni di questo nome. Quali risposte ricevono? Focalizzando il tema della casa, e partendo dal presupposto che le foresterie universitarie e le case dello studente offrono un numero di posti estremamente esiguo e che quindi i ragazzi si devono arrangiare, i principali problemi sono tre.
Uno, i prezzi troppo alti. Quando una doppia in condivisione costa 300 euro al mese, e una singola oltre 500, c’è qualcosa che non va.
Due, gli affitti in nero. Il che non è solo un’illegalità che permette ai proprietari di risparmiare sulle tasse, ma anche un rischio per i ragazzi, che possono essere buttati fuori senza tanti complimenti dall’oggi al domani.
Tre, le case fatiscenti e sovraffollate: negli appartamenti per studenti è stato abolito il salotto per rimediare una camera da letto in più, le strutture sono spesso decrepite, le cucine poco più che da campo – tanto chi glielo fa fare ai proprietari di rendere decente l’arredamento, per quattro ragazzini? E così appartamenti di 60 mq con un solo bagno, inizialmente concepiti per due persone e con un valore commerciale di 7-800 euro al mese di affitto, si trasformano in «comuni» che ospitano il doppio o il triplo degli inquilini e fruttano il doppio o il triplo dei denari (senza però che si siano moltiplicati nè lo spazio nè il numero dei bagni). 200mila giovani che cercano una sistemazione a Milano e a Roma non sono uno scherzo. Ed è ora che le amministrazioni comunali affrontino il problema.."
(Di Eleonora Voltolina  http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/roma-milano-affitti-troppo-cari-per-i-200mila-studenti-fuorisede-e-stagisti )



mercoledì 6 ottobre 2010

"PRENDI LA LAUREA E VEDRAI CHE AVRAI UN LAVORO MIGLIORE" Andatelo a dire alla metà dei laureati...

.....Infatti, secondo l'ultimo rapporto 2010 Di Almalaurea (un consorzio
interuniversitario alla cui banca dati aderiscono 60 atenei italiani) , solo il 48,7% dei laureati in Italia sarebbe occupato. Il restante 51.3% si dividerebbe tra persone che sono alla ricerca di un lavoro (quasi il 18%) e persone che dopo la laurea svolgono un'attività di formazione e di tirocinio.

Per cui addio alle buone aspettative dei genitori verso i propri figli "acculturati", addio alle belle speranze dei ragazzi su un futuro roseo e pieno di riconoscimenti per i lunghi anni (in aumento soprattutto dopo la riforma universitaria del 3+2)trascorsi sui libri, la realtà è ben altra.

Forse un tempo laurearsi facilitava nella ricerca di un lavoro e soprattutto dava la possibilità di averlo anche maggiormente retribuito ma, ad oggi, tutti i segnali portano a pensare che sia esattamente il contrario.

C'è chi passa di stage in stage gratuiti o scarsamente retribuiti, dove, se va male s'imparano soltanto a fare 30 caffè o 40 fotocopie al giorno e se va bene si sviluppano anche dei buoni progetti di tirocinio ma al termine dei quali non v'è alcuna speranza di assunzione.
C'è chi dopo una laurea specialistica da 110 e lode rinuncia a cercare un'occupazione in linea con i suoi studi e i suoi interessi perché si rende conto che nel mercato del lavoro la propria specializzazione vale meno di zero.
Dall'altra parte c'è chi fugge all'estero,o chi ancora, grazie a qualche "santo in paradiso" ha la fortuna di trovare un buon posto e discretamente pagato: In Italia infatti, tra i lavoratori laureati, circa il 55% risulta avere trovato un posto grazie a conoscenze o contatti personali (indagine Stella 2009)

Ma dove è finita la vecchia regola "studia che ti serve?" Probabilmente tale legge è valida solo per se stessi, per l'arricchimento della propria cultura personale, ma purtroppo non vale altrettanto per il mondo del lavoro.

Non sarebbe forse il caso, visto i tempi che corrono, che qualcuno mettesse in guardia i futuri lavoratori della trappola del futuro?
In alternativa anche mettersi al tavolo per trovare delle soluzioni al problema sarebbe già un grande passo.
Tanto per cominciare regolarizzare l'uso spropositato degli stage e tirocini, limitandolo quantomeno al periodo universitario, di modo che non si verifichino casi come quello di persone che a quarant'anni, dopo aver perso il lavoro, si ritrovano a dover fare uno stage piuttosto che restare a casa. Purtroppo questo non è una fantasia ma la realtà ed è raccontata molto bene da un libro autobiografico di Andrea Bove "Stagista a quarant'anni" Edizioni Riccadonna che senza dubbio fa riflettere molto seriamente sulla crisi che stiamo vivendo.

Un'altra possibile soluzione potrebbe essere fare in modo che gli atenei preparino e introducano DAVVERO gli studenti al mondo del lavoro di modo che una volta fuori non si trovino, come spesso accade, del tutto spaesati e spaventati di fronte alla "giungla" dei migliaia di contratti atipici o di "non contratti" che si usano con sempre maggior leggerezza nel nostro paese. Ma anche per questo ci vuole chiaramente una seria volontà di cambiare le cose.

G.B

link utili:
http://www2.almalaurea.it/cgi-php/lau/sondaggi/intro.php?config=occupazione

http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/stagista-a-quarantanni

http://resistenzaumana.it/rubriche/diversamente/laureati/

lunedì 12 aprile 2010

Contro la crisi i giovani si reinventano: Intervista con Lorena Arpesella

La seconda “puntata” sul mondo dei pendolari continua e si arricchisce di nuove sfumature…le problematiche dei trasporti lombardi paiono incrociarsi, neanche a farlo apposta, con quelle della crisi e della disoccupazione giovanile. Questa la storia del libro L'ABC del Pendolare...

Ciao Lorena, partiamo subito dal primo interrogativo che mi è venuto in mente leggendo la tua simpatica e veritiera storia…Da che cosa è nata l’idea di partire dalle lettere dell’alfabeto per intitolare e impostare il libro?
Il mezzo pubblico ti condiziona a 360 gradi..non puoi calcolare nulla senza il mezzo pubblico, quindi ti condiziona per l’appunto, dalla a alla z
Quanto ci hai messo a scrivere il libro?
Da che ho preso il diario alla rivisitazione di tutto, da luglio a settembre. Io ho perso il lavoro a luglio, quindi essendo fresca della cosa, ho deciso di buttarmi nella scrittura subito. Mi è venuto tutto di getto perché la motivazione era già dentro di me, dovevo solo esprimerla con la penna.
Hai qualche consiglio per tutti coloro che, alle prime armi con la scrittura, volessero provare ad imboccare la strada che hai cominciato te?
Guarda, è molto semplice, può forse sembrare un messaggio banale ma io la penso cosi’: “LASCIA CHE SIA IL CUORE A MUOVERE LA PENNA E TUTTO VERRA’ MOLTO PIU’ SEMPLICE”
Spesso l’obiettivo di chi scrive un libro è quello di trasmettere un messaggio preciso a chi lo leggerà…nel tuo caso, a parte l’intenzione di rendere partecipi i lettori del quotidiano dei pendolari, hai pensato anche di usarlo per veicolare un messaggio “sociale”(ad esempio quello di sensibilizzare le istituzioni al problema serio dei pendolari..)?
L’ho fatto con 2 intenti principali: Uno scopo generale: rivolgermi alla collettività per sensibilizzare sul problema dei pendolari ma non, come di solito accade, tramite cifre, racconti drammatici o storie di gente arrabbiata, ho deciso di farlo facendo ridere la gente…quindi sono arrivata allo stesso risultato ma penso, in maniera originale..Uno scopo personale: trovare un lavoro, una collaborazione, un qualsiasi cosa che mi consenta di sbarcare il lunario, quindi pensavo che scrivere un libro mi potesse aprire delle porte…al momento collaboro con ALTO MILANESE, un settimanale locale ma 12 euro a pezzo non è purtroppo sufficiente…è certo un lavoro che mi piace tantissimo e io son capace anche di morire tutto il giorno dietro al computer per farlo, ma di certo non mi consente un'indipendenza economica...
Lo so…purtroppo il mondo dell’editoria forse è uno di quei settori che risente di più di questa crisi…so bene che questa passione non paga…
Beh, tu pensa che io mi sono iscritta a mille agenzie interinali…mi sarei accontentata di trovare qualsiasi cosa… anche trovarmi un lavoretto qualsiasi, come commessa, cameriera…basta che non sia in una macelleria o in un salumeria anche perché sono animalista!...(sorride)
Capisco…tornando al tuo libro, nel leggerlo si evince subito che TRENITALIA è forse il nome più citato nei tuoi racconti….quando hai pubblicato il libro, non hai temuto di esporti troppo, che avresti avuto noie da Ferrovie dello Stato?
Ma magari!!!!!!Non si sono fatti sentire, nulla, non si presentano assolutamente! Neanche per controbattere…comunque io non ho alcun timore, anche perché dico la verità e non ho nulla di cui vergognarmi..al massimo sono loro che dovrebbero farlo…
So che tu, anche un po’ a malincuore, come dici in fondo al tuo libro, non sei più pendolare da quando hai perso il lavoro…o meglio, il treno lo continui ad usare ma non quotidianamente giusto?
Esatto, pero’ i miei amici pendolari mi aggiornano sempre sugli sviluppi…infatti continuo ad essere molto informata su tutto, non me ne scappa una!
Confermi quindi che ti manca il tuo essere pendolare?Nonostante i disservizi e le avventure e disavventure?
Si questa nostalgia c’è…mi manca il riscontro sociale, il passare assieme agli altri le stesse vicessitudini …lo stare a parlare sul treno…certo..non mi manca alzarmi alle 5 del mattino…pero’ si la nostalgia c’è….
Alla fine del tuo libro, racconti una storia che mi ha molto incuriosito e fatto sorridere… una tua amica pendolare, una volta cambiato lavoro e casa, non potendo più essere pendolare, ti aveva chiesto di registrare col cellulare la voce dello spiker che annunciava l’arrivo del treno e inviargliela…anche per te la nostalgia è a quei livelli?
Beh diciamo che non sono a quei livelli, anche perché avendo la stazione sotto casa quella voce la sento sempre(sorride)… devo dire che non mi manca alzarmi alle 5 del mattino…pero’ confermo che la nostalgia c’è, mi manca l’adrenalina di ogni mattina per prendere il treno in tempo, quel condividere avventure e sventure con i tuoi compagni di viaggio…come dicevo mi manca il riscontro sociale!
So che probabilmente ci sarà una “seconda puntata” delle tue avventure di viaggio..confermi?
Si, l’idea c’è e il materiale anche, una volta fatta l’ABC del pendolare – che si basa interamente sugli episodi di “andata” dei viaggi- non può mancare che la parte dedicata al “ritorno”…difatti stavolta il libro sarà impostato dalla “Z” alla “A" e racconterò anche di una mia esperienza con il treno Freccia rossa...pero’ non sarà una cosa immediata, adesso ho altre priorità , trovarmi un’occupazione, la cosa più importante….
Ok Lorena, prima di concludere, a te un commento libero su quello che vuoi o un messaggio…
OK:::A A A CERCASI DISPERATAMENTE LAVORO!!!!!!!

G.B






fonte foto: www.cittaoggi.it

venerdì 13 novembre 2009

URBAN GRAFFITI

Alla scoperta dell’arte degli “imbrattatori di muri”



In un panorama milanese alquanto contraddittorio, dove il Comune di Milano, prima investe milioni di euro per ripulire i muri cittadini “imbrattati” dai graffiti, (impiegando oltre 600 addetti Amsa) poi si scopre improvvisamente sensibile alla causa e decide di offrire spazi legali ai writers, perché non dare voce a chi è davvero il protagonista di questa movimento?
M. ha 28 anni e ci racconta cosa davvero significa essere writer.

Partiamo dalle origini, come sei entrato a far parte del movimento writer?
Premettendo che non esiste alcun "albo dei writers", se si iniziano a fare firme e pezzi si è automaticamente considerabili come writers. Io ho iniziato per gioco a 17-18 anni scimmiottando le tags (semplici firme sui muri) dei miei amici che già si dedicavano a questo: poi col tempo, ho preso la cosa sempre più seriamente fino a farla diventare una passione.
So che all'interno del movimento vi sono delle divisioni in sottogruppi differenti…potresti spiegarmi meglio in che cosa consistono?
Rimasta, diciamo, come tradizione la divisione in gang di quartiere nelle zone nere e ispaniche della New York degli anni 70, si usa aggregarsi in gruppi chiamati"crew"... ogni crew ha un suo nome, quasi sempre una sigla.
Gli elementi che fanno parte di una stessa crew sono legati di solito in un primo luogo da un rapporto di amicizia e solo dopo di affinità stilistica. Invece tra crews diverse, anche se sono comunque amiche, c’è sempre di base un certo spirito competitivo (ad es. la"gara" per l'appropriazione di un muro, la sfida a chi riesce a realizzare il lavoro più visibile etc….)
Le tante campagne e battaglie che il Comune di Milano ha fatto contro il cosiddetto “imbrattamento dei muri” partono dal presupposto che il writing in Italia è considerato a tutti gli effetti una pratica illegale. Ma writing e illegalità sono sempre inseparabili?
Precisando che la pratica del writing si divide fra pezzi realizzati su muri legali e fra quelli invece realizzati su strada (illegali), la componente illegale rimane comunque irrinunciabile; innanzitutto perché è all'origine del movimento - un ragazzo che si avvicina a questo mondo inizierà per la prima volta sempre facendo tag su muri, magari anche solo con un pennarello e solo dopo approderà su un muro legale - e poi, perché l'azione illegale può dare emozioni indipendenti dalla realizzazione del lavoro.
Quindi è una questione d’adrenalina?
...Lo scopo principale è quello di fare un pezzo il più bello possibile nel posto più visibile possibile; maggiore è il tempo impiegato e più il posto è "pericoloso"e maggiore è il rischio di essere beccati dalla polizia…..sta alla persona decidere poi quanto esporsi...ma è sempre emozionante conoscere e applicare vari "stratagemmi" per ridurre il rischio. E’ quasi una sfida ed è anche molto divertente
Finché però non vieni colto in flagrante…a cosa va incontro concretamente un writer in questo caso?
Dipende da che cosa si è stati colti a fare su strada la sanzione è puramente civile-multa di 202 euro - su treno, metrò e quant' altro le cose si complicano un po'….
In questi casi si potrebbe incorrere addirittura in un processo. Fortunatamente in Italia un processo per quest' accusa alla fine ha come conseguenza solo un'ammenda...anche se sicuramente più alta di 200 euro...
E tu pensi che a questo punto il gioco valga la candela?
No...però è difficile spiegare, la passione fa agire irrazionalmente. Forse solo un writer può davvero capire quello che dico...
Ponendo per assurdo che in Italia un giorno si desse tantissimo spazio ai writers concedendo un gran numero di muri su cui poter dipingere liberamente, voi come reagireste?
Sarebbe un sogno! Comunque credo che se legalizzassero (sempre per assurdo) tutti i muri del mondo eccetto uno, sicuramente quello sarebbe il primo ad essere dipinto...
Scherzi a parte, nessuno chiede la legalizzazione di una proprietà altrui, ma sarebbe comunque giusto concedere molti più spazi destinati alle opere legali: invece, nell'attuale amministrazione, avviene esattamente il contrario.
Fare il writer implica anche una qualche precisa connotazione politica o ideologica o è una cosa indipendente?
Un writer può essere di sinistra come di destra come di centro…è vero che nei primi anni (mi riferisco all'Italia) il movimento era molto legato ai centri sociali con conseguenti influenze, ma ora le cose sono un po' cambiate. C'è comunque uno spirito di base di sovversione nell'atto in sé, contro la spersonalizzazione dell'individuo e l'impossibilità di emergere e farsi conoscere. Altrimenti, anche di protesta contro (ma questo non per tutti) la sempre più massiccia appropriazione degli spazi da parte delle pubblicità il cui scopo, del resto, è lo stesso dei writers -farsi vedere il più possibile - ma permesso e concesso poiché ha una finalità economica.
Premettendo che spesso il writing, al di là del suo aspetto illegale, è additato come un atto "vandalico"e ingiustificato piuttosto che come “arte” quanto conta per te il giudizio di chi sta al di fuori del tuo ambiente ?
Io penso che chi si arrabbia perché qualcuno fa un bel pezzo colorato su un muro oggettivamente brutto e grigio, non si soffermi a pensare veramente alla cosa in sé, ma si lasci influenzare dal fatto che sia un atto illegale. E' sempre bello ricevere i complimenti dei passanti (capita addirittura anche di notte durante un'azione illegale)...ma l'opinione pubblica deve ancora essere sensibilizzata...mi rendo conto che vedere i muri pieni di tags non sia gradevole ma non bisogna fare di tutta l'erba un fascio
La percezione di molti cittadini rispetto alle tags è spesso in linea con l’idea che esse siano fatte puramente al fine di deturpare...ma qual’è il pensiero dei tanti writers che dipingono pezzi colorati riguardo alle tags?
Diciamo che chi si limita a fare le tags sono principalmente ragazzini che hanno appena iniziato, mentre posso assicurare che, raggiunto un certo livello, si fanno solo pezzi, anche per distinguersi da chi è capace di fare solo tags
Fare tags è comunque un passo iniziale per fare writing, solo molto più semplificato: se vedi bene infatti anche nella semplice tag c'è comunque un approfondimento della calligrafia e del movimento normale delle lettere. A me personalmente, come a qualsiasi altro writer, non danno fastidio perché anche una tag può essere bella e poi, fa sempre piacere, quando si è in giro, poter sempre avere qualcosa da guardare, giudicare e, perché no, anche da studiare…non pretendo però che sia così per tutti...m’immedesimo infatti in chi si lamenta e quindi non assolvo totalmente chi riempie di tags case e muri.
Tornando invece ai pezzi colorati, fino ad ora, mi hai parlato di "muri oggettivamente brutti e grigi"...ma che pensi di quei muri invece, oggettivamente belli, dipinti di fresco e puliti che spesso sono bersagliati alla pari di quelli cosiddetti brutti?
Non credere che davanti ad un muro appena riverniciato (mi riferisco però solo al caso di un muro condominiale) un writer non si faccia degli scrupoli…sta di fatto che però prima o poi qualcuno intaccherà questo muro. E comunque, nessuno mai riuscirà a convincermi che lo stesso muro, nuovo, pulito, verniciato e magari anche di un bel colore, non sia meglio con un bel pezzo sopra piuttosto che senza.
Passando al vero e proprio aspetto artistico di questa passione… per fare un pezzo, vi è dietro solitamente una preparazione più o meno lunga o il più delle volte l'opera viene fatta di getto?
E' necessario precisare che alle spalle vi è un lavoro di anni di vero e proprio studio della lettera e delle sue possibili evoluzioni; una volta raggiunto uno stile personale e definito è possibile , sia prepararsi prima una bozza, che andare in freestyle- cioè l'improvvisazione - Nei legali personalmente mi preparo sempre uno schizzo di quello che intendo fare, mentre negli illegali, per motivi di rapidità, è preferibile non utilizzare bozzetti, si può quindi impararsi la traccia a memoria piuttosto che improvvisare al momento.
Tu definisci i tuoi lavori arte?
«Chiaramente il concetto di arte è quasi filosofico;credo comunque che il writing sia arte al 100% in quanto è espressione creativa; ovviamente, essendo un fenomeno relativamente nuovo e soprattutto molto dissimile dalle precedenti forme d'arte, trovo molto più difficile la sua integrazione.»
Difatti, uno dei principali problemi del writing, è proprio la sua difficoltà di emergere in un contesto dichiarato "ufficialmente" artistico. Pensi che questa mancanza di riconoscimento dipenda più che altro dal suo aspetto illegale?
«No...un writer fa della città il proprio museo, espone le proprie opere agli occhi di tutti, ma non è l'approvazione collettiva quella che cerca, bensì il riconoscimento delle proprie capacità dalle sole persone che come lui condividono questa passione. Questo poiché i canoni di giudizio non sono i colori sgargianti che chiunque può notare, ma il sottile gioco tra le lettere e la loro evoluzione che solo chi si dedica a ciò può davvero comprendere. Quindi...non credo sia l' illegalità ad impedire la sua emergenza.»
Quindi, correggimi se sbaglio, tu credi che la gente comune non possieda i giusti "requisiti" per apprezzare?
«No...quello che intendo è che la gente comune possa sì apprezzare ma non comprendere»
Pensi che questa tua passione possa sfociare in qualcosa di più grande?
«Spero di non smettere mai, poiché per raggiungere livelli più alti è necessario la continua applicazione. E' comunque molto probabile che col passare degli anni convergerò sempre più verso un'attività esclusivamente legale, che resta comunque l'ambito in cui si può dare il massimo».

Giulia.B
(immagine tratta da www.keyone.it)